Preghiere per chi non prega mai. Una storia che accade nel silenzio
Questo libro non è nato per diventare un libro. È nato per urgenza. Come si nasce quando non si ha scelta, ma solo un corpo che chiede di esistere. Scrivevo poche righe su Facebook. Frasi brevi, scorrette, senza attese. Non cercavo lettori. Né consenso. Scrivevo per restare vicino a qualcosa che tremava sotto la pelle delle cose.
Poi è successo qualcosa. Una crepa, un passaggio. Le persone hanno iniziato a scrivermi. Non per commentare. Per consegnarsi. “Questa è la mia storia”. “Non riesco a dirla, ma forse tu puoi”. Ed io non ho aggiunto nulla. Ho solo ascoltato. E poi scritto. Non per spiegare. Ma per custodire. Come si custodisce un dolore che non cerca guarigione, ma solo di non essere più solo.
Sono nate così 104 storie. Non racconti. Non capitoli. Gesti. Brevi, pieni, verticali. Storie che non si appoggiano alla religione, ma che toccano la materia del sacro. Storie dove Dio non c’è, o forse tace. Dove nessuno si definisce credente, ma tutti invocano senza accorgersene. Preghiere per chi non prega mai. Per chi ha perso il linguaggio, ma non la fame di essere visto.
Ci sono donne che resistono, figli che non tornano, corpi che si spengono piano, baristi che ricordano lacrime sul tavolo, infermiere che amano senza dire nulla, parole scritte su bollette, silenzi che sono già voci. Nessuna di queste storie vuole essere salvata. Ma tutte chiedono di non essere dimenticate.
Non ho chiesto aiuto a nessuno. Non ho cercato editori, né distribuzione. Ho scelto di farlo. Di pubblicare. Di mettere al mondo. E ho scritto un post. Solo uno. Dopo 78 ore, erano state prevendute 188 copie. Nessun Editore. Nessuna promozione. Nessuna agenzia. Nessun titolo in prima pagina. Solo parola. Solo fiducia. “Preghiere per chi non prega mai” non si troverà in nessun circuito librario. Niente e-book. Niente Amazon. Niente piattaforme. Non si troverà né negli Store, né su Google, l’unica maniera per averlo è scrivere a me: [email protected]
Ora, a poco meno di 24 ora dalla messa in stampa, punto alle 𝟐𝟎𝟎 copie. Senza presunzione.
Forse questo non è un libro. Forse è un gesto. Un ascolto messo in pagina. Una fenditura da cui qualcuno, anche solo per un attimo, può dire: “Ci sono anch’io”.
Perché, alla fine, nessuno cerca risposte. Ma tutti hanno bisogno almeno una volta di essere chiamati per nome. Anche senza saper pregare.

0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!