Possibile che per tutelare i napoletani perda il lavoro un giornalista?

Così Mazzarella ha difeso il reporter che aveva insultato i meridionali: «Inviterei i vertici Rai a una ragionata tolleranza. Magari una censura può bastare».

I lavori del Parlamento sono strani, a volte rilucono perle nel fango. Secondo Boris, questo è il metodo giusto: ricominciare dalle perle, non dal fango. Mi spiego. Il diavolo si nasconde nei particolari – si dice. In politica è il contrario. I dibattiti televisivi tanto più sono tonitruanti e solenni tanto più sono diabolici. In senso etimologico. Separano (dia-ballein) dalla realtà, dalle cose essenziali della vita cioè trascurano il rapporto con la verità e l’amore. In politica il bene è nei riccioli dei lavori, magari quando l’aula si svuota, oppure si tratta di temi che non portano voti ma li tolgono, tipo le questioni carcerarie. Per questo preferisco il detto di Gustave Flaubert: «Le bon Dieu est dans le détail» (il buon Dio è nei dettagli).

RAGIONATA TOLLERANZA. Ecco che il 4 dicembre, a sera tarda, mentre tutti se ne vanno, e ci si gratta la zucca come studenti annoiati, si alza dal banco, con aria sommessa e gentile, il professor Eugenio Mazzarella (Pd). È preside di facoltà a Napoli, il suo accento è colorato di pummarola. Dice: «Anche oggi, in Aula, ci si è interessati di una questione attinente l’esercizio della professione giornalistica e in questi giorni ferve, ma non appassiona, il dibattito sugli infortuni penali… (i puntini celano un paio di frasi sul caso Sallusti, le censuro causa conflitto di interessi, ndr); ovviamente speriamo che a questi infortuni, a tutela generale del principio della libertà di stampa, in qualche forma si riesca a porre rimedio. Però, poiché non ci siano infortuni giornalistici di “serie A” e di  “serie B”, vorrei segnalare a questa Presidenza, perché se ne faccia interprete presso i vertici della Rai, del caso del giornalista Giampiero Amandola, a quanto pare licenziato dalla Rai per il servizio su Juve-Napoli del Tgr Piemonte. In realtà, come si ricorderà, il reporter aveva commentato in modo, diciamo così, sufficientemente incivile il sudore dei napoletani, la puzza dei napoletani. Ora, al Sud noi sappiamo bene che l’unico sudore che c’è è quello della fatica di chi il lavoro lo perde e non lo trova e lungi da noi – lo dico da meridionale e da napoletano – l’idea che per tutelare i napoletani perda il lavoro un giornalista. Allora inviterei – e finisco subito – i vertici della Rai a una ragionata tolleranza. Magari una censura può bastare e può darsi che la prossima volta il giornalista in questione farà telecronache più civili».

GUAI A CEDERE. È l’intervento meno politicamente corretto del mondo. Ma anche così evidentemente giusto, buono, sereno, che non fa notizia, nessun giornale o agenzia lo ha citato. Se avesse detto: a quel giornalista della Rai bisognerebbe strappare le unghie, ci sarebbero stati pro e contro, eccetera. Invece dice: ha sbagliato, la pena deve tendere a migliorare le persone non a ferirle quasi uccidendole (perdere il lavoro oggi equivale a morte sociale). La politica deve ripartire da questa semplice nozione di che cosa sono gli uomini, della loro miseria e del loro bisogno, cui la politica deve servire poggiando sulla “roccia eterna” (Isaia) e non sulle sabbie mobili e tiranniche della “dittatura del relativismo” (Ratzinger). Non basta battersi nel ridotto dei princìpi non negoziabili, quella è la linea del Piave. Guai a cedere. Ma bisogna spargere la loro essenza profumata su tutto il corpo del mondo. Si tratta di andare oltre il Piave, indicando le cose semplici e vere, con certezza e umiltà confessando ciò in cui crediamo, la verità sull’uomo che ci sorprende improvvisa in interventi come quello di Mazzarella, o di Gabriele Toccafondi quando chiede che chi aiuta i poveri non paghi l’Imu, perché significa vessare il bene e la speranza. Ecco, va bene la speranza.