Gentili signore, ecco a voi il porno femminista. Tutto trama, mobilio e sguardi intelligenti

Dopo il Feminist Porn Award, la regista Erika Lust rivela: «Il cast, l’arredamento, i vestiti, la sceneggiatura: queste cose per noi sono fondamentali, quando guardiamo un porno»

Noi siamo un popolo semplice, che si emoziona perché Eva Henger si risposa in bianco con rito civile in una chiesa sconsacrata; figuriamoci se non dobbiamo emozionarci per il porno femminista. Apriamo D di Repubblica e leggiamo un articolo che inizia: «Il porno rappresenta una parte importantissima della nostra cultura. Le donne non possono ignorarlo». Apriamo l’Espresso e leggiamo un articolo che inizia: «Porno è donna, e la rivoluzione femminile è in atto». Su D viene intervistata la regista Erika Lust, «femminista, sguardo intelligente», la prima a «restituire dignità artistica a un genere come la pornografia, da sempre concepito ad uso e consumo degli uomini, e forse abbrutito proprio da questo». Sull’Espresso si parla delle otto creatrici di “Dorcelle”, sito per lei creato sulla piattaforma del megaproduttore porno francese Marc Dorcel, la cui novità consiste nell’«offrire film hardcore che vadano incontro ai gusti femminili, rispettino le loro esigenze e stimolino i loro desideri, senza mai rinnegare l’essenza stessa del porno».

In cosa consiste la differenza? Spiega Erika Lust: «Noi siamo creature olistiche, che approfondiscono, che sentono. Diamo importanza ai dettagli, alle situazioni, alle fantasie, agli scenari. Il cast, l’arredamento, i vestiti, la biancheria, la musica, la sceneggiatura, la fotografia: tutte queste cose per noi sono fondamentali, quando guardiamo un porno». Spiegano le otto dorcelline: «La donna cerca un contesto credibile, una storia. Fa attenzione all’ambiente, ai vestiti, ai dettagli. Vuole che ci sia una costruzione della storia, una trama, che il desiderio aumenti mentre si va avanti nella storia».

Sarà la primavera: poco fa a Toronto si è tenuto l’ennesimo Feminist Porn Award, riconoscimento che, come da statuto, premia il porno che metta in maggiore risalto gli elementi minoritari abitualmente discriminati sui set a luci rosse come le donne, gli obesi, i neri… No, i neri no: solo le donne obese. E, ovviamente, tendaggi e abat-jour visto che a quanto pare le donne si eccitano con questi dettagli perché sono olistiche.

Se fossimo fra persone serie potremmo dire che questo can can sul porno femminista è un ennesimo tentativo di sottrarre qualcosa di negativo a chi lo usa con sensi di colpa più o meno consapevoli per trasformarlo in un atto etico vagamente modaiolo, accettabile perché ricoperto di una patina di correttezza politica. È l’agricoltura biologica o il commercio equo e solidale applicato alle pudenda: magari troppo cioccolato uccide però, se il cacao è stato raccolto a nude mani in Togo dal vicino di casa di un amico emigrato del cugino del rivenditore, allora puoi mangiarne quanto ne vuoi con la coscienza immacolata, e pazienza se ti sembra meno buono.

Per fortuna non siamo fra persone serie quindi possiamo limitarci a immaginare come sia fatto un porno femminista. Prima scena: l’idraulico sorprende la padrona di casa che legge l’ultimo libro di Serena Dandini e si eccita. Tenta di circuirla ma lei lo trattiene dicendogli che prima devono conoscersi meglio, poi che ha mal di testa, infine che rifiuta il rapporto sessuale come espressione di disparità di genere. Lui abbandona i tubi e si iscrive a un corso della scuola Holden. Lei lo prende a vivere con sé ma come un fratello; cede solo quando apprende che è un immigrato non regolarizzato. Seconda scena: orgia fra le studentesse bolognesi in fila per chiedere un autografo a Gustavo Zagrebelsky alla “Repubblica delle idee”. Utilizzi alternativi della carta rigida di Velvet. Terza scena, onanistica: una donna normale, non come quelle immaginarie che appaiono nei porno maschilisti, prima si lamenta di essere grassa, poi legge Derrida ad alta voce, quindi non riesce a fare il biglietto per il concerto del Primo Maggio perché il papà non le ha dato abbastanza soldi per il Frecciarossa, infine decide di festeggiare il trentacinquesimo compleanno facendosi tatuare il simbolo del Woman Power sul polpaccio ma non lo fa perché teme di essere grassa. Quarta scena, molto cerebrale: in un bar di Capalbio delle provocanti zitelle parlano dei tailleur di Laura Boldrini.

Come un thriller senza cadaveri
Soprattutto, il porno femminista conduce a una rivoluzione nei generi cinematografici. Se le donne sono stanche dei film in cui il maschio ribalta la femmina, io che mi impressiono anche solo a vedere E.T. potrò finalmente guardare film horror senza creature spaventose e thriller senza cadaveri né colpevoli. Sarà stupendo quando nelle commedie romantiche l’eroe maschile non sarà né bello né ricco né buono, ma l’eroina s’innamorerà di lui perché lo trova così attento ai drappeggi, alla collocazione delle scansie, all’areazione del ripostiglio: «Solo con te – gli sussurrerà arrossendo – mi sento olistica». Grazie a Biggio e Mandelli, intanto, l’Italia è all’avanguardia nella produzione di film comici che non facciano ridere.

Infine una noterella per le ideatrici del Feminist Porn Award. Se sui set a luci rosse c’è qualcuno che viene discriminato, se c’è qualcuno che deve lamentarsi, non è la pornostar ma è il cameraman.