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L’importanza di dire l’indicibile

Di Fabio Cavallari
29 Luglio 2025
Osservate la paura con cui i docenti in classe evitano certi temi. Negli ospedali ogni parola sul dolore viene sterilizzata per non turbare. Persino nelle famiglie non si nomina più la morte. Quel discorso di Pietro Ingrao
Pietro Ingrao politicamente corretto
Pietro Ingrao nel 2007 (foto Ansa)

Non si può più dire “normale”. Non si può più dire “madre”. Non si può più dire “vero”. Ogni parola è una trappola. Ogni frase un potenziale reato. Il pensiero, prima ancora di essere espresso, è sottoposto a controllo. Una nuova morale si è insediata, più efficace di ogni censura. Non punisce, anticipa. Non arresta il dissenso, lo sterilizza. Il politicamente corretto non corregge nulla. Uniforma. Semplifica. Disinnesca. Si è persa la parola. Non quella urlata. Non quella tecnica. Non quella mediatica. La parola come gesto del pensare. Come rischio. Come vertigine. Abbiamo smesso di pensare perché abbiamo smesso di parlare davvero. Il pensiero è diventato prudente. E dove c’è prudenza obbligata, non c’è libertà. Abbiamo accettato che l’unico spazio del dibattito sia quello delle regole, non quello della verità. E intanto le parole che avevano il coraggio di nominare il dolore, la realtà, l’ingiustizia, sono state smantellate. Non perché pericolose, ma perché scomode. Parlare di umani...

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