Più autonomia per la Lombardia. Perché Ncd è a favore del referendum

«Il cittadino deve potersi rivolgere all’ente più vicino a lui, sfruttando una sussidiarietà verticale». Intervista al capogruppo Luca Del Gobbo

regione-lombardia-sh-199839068«Volete voi che la Regione Lombardia, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione?». È il testo del quesito referendario, per la prima volta in via elettronica, cui saranno chiamati a rispondere i cittadini lombardi. A parte il Pd, tutti i gruppi consiliari di Regione Lombardia hanno votato a favore del quesito (che ha valore consultivo). Su 79 aventi diritto al voto i sì sono stati 58, compresi quelli dei grillini, e i no 20. Un solo astenuto. Ne abbiamo parlato col capogruppo del Nuovo Centrodestra al Pirellone, Luca Del Gobbo.

Perché Ncd si è schierata a favore del referendum?
Attualmente le Regioni, secondo quanto spiegato nell’articolo 117, possono disporre di una parte di autonomia, in alcune materie. Nel contesto generale di spending review, continuare a fare riferimento a Roma, al Governo, per molte altre questioni, non ha più senso. Il cittadino deve potersi rivolgere all’ente più vicino a lui, sfruttando una sussidiarietà verticale, piuttosto che essere obbligato a passare dagli enti statali, lontani dalle problematiche del suo territorio. Inoltre l’Italia è costellata di situazioni non omogenee, di Regioni che hanno gravi carenze in materie importanti, e lo stiamo vedendo proprio in questi giorni con parecchi casi di malasanità. In Lombardia questo non accade, ci sono temi come la sanità, l’istruzione, le infrastrutture che sono molto più efficienti e veloci che altrove. Non capiamo perché dovrebbe essere un punto di demerito per la nostra Regione. Per fare un esempio di facile comprensione: è come dire che in una classe ci sono studenti bravissimi e studenti da bocciare. Se a fine anno venissero bocciati tutti si tratterebbe di una clamorosa ingiustizia. Lo stesso discorso si può fare con le Regioni italiane.

Il referendum sull’autonomia era già nell’aria da tempo.
Sì. Già il presidente Formigoni aveva proposto il tema, nel 2006, in modalità differente, ma il Governo di centrodestra, allora, non aveva saputo ascoltare. Il presidente Maroni, a distanza di molti anni, ha deciso di dare ascolto al suo Consiglio regionale e interpellare direttamente i cittadini. Crediamo che il referendum si potrebbe fare intorno a ottobre-novembre, subito dopo l’Expo.

Si parla di costi esorbitanti per organizzare la votazione. Anche il sindaco Pisapia si è detto contrario.
Il Pd ha parlato di 30 milioni di euro, non dice però che il M5S ha votato favorevolemente anche perché ha proposto la votazione elettronica. Questo significa che la nuova modalità di consultazione costerà due terzi meno che se fosse svolta in maniera tradizionale. Inoltre ci dà modo di verificare nuovi strumenti per permettere ai cittadini di esprimere le proprie preferenze politiche, chissà che un giorno non possano servire e che la Lombardia non si dimostri ancora una volta all’avanguardia. Credo inoltre che il Pd osteggi il quesito per non andare contro l’attuale Governo.

Ma perché bisognerebbe andare a votare?
Perché la Lombardia è una delle Regioni più virtuose del nostro Paese, addirittura in molti settori funge da traino. Come mai cresce di anno in anno il numero di pazienti fuori regione, che decidono di farsi curare in Lombardia? Perché l’audacia che abbiamo avuto negli scorsi anni, grazie a chi ha governato, ci ha premiato. Non possiamo disperdere questo patrimonio, ma vogliamo che sia chiaro che non stiamo proponendo di abbandonare le Regioni meno virtuose a loro stesse. In quel caso dovranno continuare a fare riferimento allo Stato. Introduciamo il concetto di meritocrazia, ma senza mettere in crisi il concetto di unità nazionale, come vuol pensare malignamente qualcuno. Alla base c’è il principio secondo il quale se una o più parti di un corpo cominciano a funzionare meglio, tutto il corpo ne trae beneficio.

Foto Regione Lombardia da Shutterstock