Pil Italia: -9,9 per cento. Cosa fa il governo?

Secondo la Commissione Eu il nostro paese registrerà un calo importante del Pil nel 2020. Si tornerà a livelli pre crisi (forse) solo nel 2022

In Europa, segnalano oggi i giornali, si è fatto un piccolo passo avanti su come vincolare i fondi europei. Tuttavia, che l’approvazione del Recovery Fund sia una strada in discesa è ancora tutto da dimostrare, tanto che, come scrive ad esempio Repubblica, «se tutto andasse liscio, il Recovery partirebbe a febbraio, con un mese di ritardo rispetto al calendario. “I primi fondi – ha spiegato il commissario all’Economia Paolo Gentiloni – arriverebbero a primavera inoltrata».

Lo stesso quotidiano riporta in tabella le previsioni economiche pubblicate ieri dalla Commissione europea. Come si vede, numeri drammatici, che mostrano, sempre secondo le previsioni, che l’economia del continente «non tornerà a livelli pre pandemici entro il 2022». Si noti che la perdita è di quasi un punto superiore a quella prevista del governo. Per il 2021 si stima un mini rimbalzo del 4,1%, meno del 6,1% atteso in luglio. Sale il debito pubblico: 159,6% del Pil nel 2020 (dal 134,7% del 2019) e si prevede che arriverà al 159,5% nel 2021 e al 159,1% nel 2022.

Dunque, per riassumere la situazione con le parole usate oggi dal Foglio «l’Italia è il paese che subirà la seconda peggiore recessione nel 2020 in Europa. L’Italia è nel gruppo delle grandi economie con la ripresa più lenta nel 2021-22. E l’Italia è con la Grecia l’unico stato membro con un debito sopra il 150 per cento del pil, con l’aggravante che non si avvierà rapidamente su un percorso di discesa.

Spesa senza investimenti

Come segnala Francesco Forte sul Giornale, l’Italia è fra le nazioni messe peggio e «anche prima della pandemia, l’economia italiana era comunque il fanalino di coda dell’Eurozona». Questo perché «la nostra sinistra di governo, Pd e 5 Stelle, ha puntato costantemente sulla spesa corrente e non su quella di investimento, ha ingessato il mercato del lavoro, ha aumentato la tassazione immobiliare frenando l’edilizia civile mentre ristagnava quella delle opere pubbliche».

Ragioni storiche e ragioni contingenti si sommano per spiegare lo stallo italiano. Resta ineludibile la domanda che Forte pone all’esecutivo:

«Che cosa fa il governo, per l’economia a parte i bonus per pagare le chiusure? La politica di sviluppo economico, manca totalmente. Gli investimenti pubblici già teoricamente approvati sono bloccati; il governo non sembra stia intervenendo, con procedure ad hoc. Non esiste una programmazione degli investimenti pubblici, non esiste una politica industriale».

Foto Ansa