Amava la montagna, la compagnia degli amici, bere vino e scherzare con le fanciulle. Ritratto di un mirabile esempio di laico «capace di vivere tutte le dimensioni della fede», canonizzato da Leone XIV
Pier Giorgio Frassati (1910-1925)
Lunedì 28 luglio le strade di Roma iniziano a fremere con l’arrivo di pellegrini da tutto il mondo per il Giubileo dei giovani, quello che si sarebbe concluso pochi giorni dopo a Tor Vergata, con un papa Leone XIV commosso davanti a un milione e mezzo di ragazzi. Da due giorni la basilica di Santa Maria sopra Minerva – una bellissima chiesa in centro, accanto al Pantheon, dove riposa il corpo di santa Caterina da Siena – è particolarmente affollata di visitatori: una lunga ma discreta processione ininterrotta porta centinaia di ragazzi e ragazze a inginocchiarsi e pregare per qualche momento davanti alla bara di Pier Giorgio Frassati, il santo torinese nato nel 1901 e morto ventiquattrenne canonizzato da Leone XIV il 7 settembre insieme a Carlo Acutis.
Che cosa ha da dire oggi a migliaia di ragazzi e ragazze un giovane vissuto oltre cento anni fa? Per capirlo bisogna tornare alle migliaia di persone che, nel luglio del 1925, affollarono i suoi funerali lasciando senza parole un’intera...
Contenuto riservato agli abbonati
Light
Il quotidiano online per i nuovi abbonati
Digitale
Il quotidiano online + il mensile digitale
Full
Il quotidiano online + il mensile digitale e cartaceo