Piemonte. Firme false, alla sinistra non resta che inventare storielle sul bilancio

Lettera dal califfato rosso del Piemonte: «Invece di vergognarsi e ringraziare, a Torino, la sinistra ancora attacca con un’arroganza inaudita»

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Caro direttore, quando si dice essere accerchiati, bisogna provare per credere. Non voglio fare la vittima, ma quello che ci è capitato in Piemonte ha veramente dell’incredibile. Tralascio la vicenda dei cosiddetti rimborsi per cui è pendente un processo ed in relazione alla quale, a fronte della medesima tipologia di spese, quelle del Pd e della sinistra sono state considerate tutte lecite, mentre quelle della Lega no.

Parliamo di firme e di bilancio, due argomenti che stanno tenendo banco. Le firme. Hanno annullato nel 2014 le elezioni del 2010 per un’irregolarità formale legata al luogo di accettazione di alcune candidature di una lista collegata. Dopo tutta la campagna mediatica scatenata dai compagni, si è scoperto che le firme a sostegno del Pd e della lista Chiamparino presidente sono false. Però Chiamparino è ancora lì: se le firme false riguardano loro, le elezioni non vanno annullate! Non c’è molto da dire. Penso che in nessun paese democratico una disparità del genere verrebbe tollerata.

Il bilancio. Quando sono stato eletto presidente della Regione (per la verità anche prima) mi avevano avvertito: i conti sono un disastro, troverai di tutto. La Regione era praticamente in default. Alla fine del 2013, caso più unico che raro, eravamo riusciti a ridurre il debito di 200 milioni e avevamo avviato riforme importanti come quella della sanità. Chiamparino, da quando è al governo, non è riuscito a realizzare molto. Si è distinto per l’aumento delle tasse ed il taglio dei servizi. Bisognava però gettare fumo negli occhi a fronte di un’incapacità che è sotto gli occhi di tutti. Ecco costruita l’operazione mediatica degli ultimi giorni.

Hanno messo in giro la storiella che la Giunta Cota avrebbe causato nel 2013 un buco da 5 miliardi. In realtà, ed ecco il paradosso, la Corte Costituzionale ha bocciato una norma di una legge regionale con la quale si utilizzavano soldi trasferiti dallo Stato alla Regione per coprire debiti fuori bilancio della Bresso che finalmente erano stati portati in superficie. Quella norma era sta concordata con il Governo per evitare il default della Regione. Lo stesso sistema è stato applicato da Chiamparino, soltanto che si è utilizzata la forma del decreto ad hoc.

Invece di vergognarsi e ringraziare, a Torino, la sinistra ancora attacca con un’arroganza inaudita. Il fatto è che questo modo di operare, che si fonda su connivenze ed appoggi importanti, spaventa anche le persone che sono dalla nostra parte, confonde i compagni di strada, genera sfiducia. Ci vuole il coraggio di combattere una vera e propria resistenza. Dal califfato rosso del Piemonte.

L’autore è segretario nazionale della Lega Nord Piemonte

Foto Ansa

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