Perché Sofia non potrà più “curarsi” a Brescia. «Stamina Foundation sperimenta direttamente sulle persone»

La piccola Sofia potrà continuare la terapia sperimentale in un’altra struttura certificata dall’Aifa. Nessuno conosce in cosa consista infatti il metodo Vannoni, «non possiamo verificare che il trattamento non nuoccia i pazienti».

Sofia, bambina di tre anni affetta da una gravissima malattia genetica (leucodistrofia metacromatica) ad oggi incurabile, potrà continuare la “cura compassionevole” a base di staminali in una struttura medica garantita dall’Aifa (Agenzia italiana del farmaco). Il caso di Sofia ha occupato le pagine dei giornali dopo che le Iene in televisione e Adriano Celentano sul Corriere della Sera hanno accusato il ministro della Sanità Renato Balduzzi di volere negare alla piccola le “cure” «che la fanno stare meglio».

TERAPIA SPERIMENTALE. La bambina aveva infatti cominciato una terapia, ancora in via sperimentale, che la Onlus Stamina Foundation somministra gratuitamente presso gli Ospedali Civili di Brescia. Quando il Ministero della Sanità e l’Agenzia nazionale del Farmaco hanno ravvisato irregolarità nella somministrazione della terapia, un giudice di Firenze ha proibito alla famiglia di continuare. Nei giorni scorsi è arrivato il via libera del Ministero a patto che la terapia sia somministrata in un’altra struttura, nonostante i genitori chiedano che Sofia venga trattata solo a Brescia.

STAMINA FOUNDATION. Perché? Come affermato dal direttore di Telethon Francesca Pasinelli, «anche l’uso “compassionevole” di una terapia al di fuori della sperimentazione clinica è regolamentato dalla legge e prevede che nel caso di una malattia grave per la quale non esistano alternative terapeutiche (come spesso sono le malattie genetiche rare) un trattamento non ancora completamente studiato sia utilizzato soltanto se esista un bilancio favorevole tra rischi e benefici e comunque senza derogare alle regole che ne assicurano la qualità e sicurezza». Per evitare che i malati gravi vengano usati come cavie, quindi, l’Aifa stabilisce dei parametri da rispettare per chi voglia somministrare questo tipo di terapie e il 15 maggio 2012 l’Aifa ha proibito alla Stamina Foundation Onlus di erogare questa terapia in collaborazione con gli Ospedali Civili di Brescia dopo avere riscontrato gravi inadempienze formali e sostanziali.

OMBRE SU VANNONI. Stamina Foundation, sotto la direzione del dottore Davide Vannoni, che si occupa anche del caso di Sofia, non comunica al Ministero quali pazienti tratta, non pubblica i risultati dei trattamenti né gli altri dati necessari. Inoltre, sempre secondo l’Aifa, i suoi laboratori di preparazione delle cellule sono inadeguati, manca un riconoscimento scientifico internazionale dell’organizzazione fornitrice di cellule staminali e non è escluso il conflitto di interessi. Secondo un «ex collaboratore di Vannoni», come riporta la Stampa, il medico avrebbe preteso sino a 50 mila euro da pazienti o loro familiari per praticare infusioni di staminali secondo il suo metodo. Quella di Vannoni, quindi, non sarebbe un’attività «senza fini di lucro, umanitaria, compassionevole, con esclusiva finalità di solidarietà sociale». Per questo Vannoni è sotto inchiesta da anni per associazione per delinquere. Da notare, infine, che la terapia di Vannoni, secondo Massimo Dominici, il ricercatore modenese che ha presieduto la commissione di esperti sulle staminali, «non viene prima sperimentata sugli animali. Stamina Foundation sperimenta direttamente su esseri umani».

METODO VANNONI SCONOSCIUTO. Per questo, come dice il famoso genetista Angelo Vescovo oggi alla Stampa, «io non ho nulla contro Vannoni e soprattutto non sono contrario alle cure compassionevoli. [Ma] dalla documentazione che ho avuto la possibilità di visionare sono stati violati i criteri di trasparenza e sicurezza. In realtà, noi e i pazienti non abbiamo la minima idea in cosa consista il metodo di Vannoni. Non è stata data all’autorità la possibilità di verificare che il trattamento funzioni e soprattutto che non nuoccia i pazienti».

VIETATO PROVARE IL TUTTO PER TUTTO. Il tribunale di Firenze e il Ministero hanno bloccato la “cura compassionevole” su Sofia non perché la vogliono lasciare morire, come Le Iene e Celentano hanno insinuato, ma perché, come dice ancora Vescovi, Vannoni non ha rispettato i tre requisiti a cui «a livello mondiale i trattamenti sperimentali devono rispondere: essere documentati, riproducibili e sicuri. Nessuno scienziato sottoporrebbe un paziente o anche un suo caro a una terapia poco trasparente e poco sicura». Perché, come scritto ieri da Luigi Naldini, direttore dell’Istituto Telethon San Raffele di Milano, «la tentazione di “provarle tutte” è forte (…) ma nel caso di pazienti gravi come questi non si può provare il tutto per tutto perché “tanto non c’è altro da fare”: la loro vita vale sempre e il tempo che rimane è prezioso».