Perché Salvini dovrebbe onorare il padre Bossi

Per me Boris è la politica come continuazione dell’amicizia. Charles Péguy lo spiega molto bene. La fraternità vissuta nel privato che si fa proposta pubblica

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Mi è molto dispiaciuto il trattamento riservato da Matteo Salvini a Umberto Bossi al raduno di Pontida. Giustamente il segretario della Lega (mica tanto) Nord è contro l’occupazione delle case con l’espulsione dei proprietari, ma non si capisce perché questa regola non debba valere per i prati e per i pratoni. Quello di Pontida è di Alberto da Giussano e dunque di Umberto Bossi per diritto di successione e anche di secessione. Sia chiaro. Matteo Salvini ha moltiplicato i voti della Lega Nord, ha un fiuto politico notevole, e ha perfettamente diritto, avendo acquisito i consensi necessari, a guidare il partito di cui è dominus come crede.

C’è stato un momento in cui mi sono persino spinto – Boris è matto come tutti i russi – ad immaginarmi al suo fianco in lotta contro l’infamia della sottomissione italica ai poteri finanziari e ideologici che vogliono triturare la nostra identità e ingoiarla. Non rinnego questa fantasia patriottica. Ma mi spiace che tutto questo passi nella Lega (non troppo) Nord per il rinnegamento del padre. Non si fa, caro Matteo. Lo dice la Bibbia. Che è perfino minacciosa contro chi non onora il padre: dice che non avrà lunga vita, in questo caso politica. («Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio», Deuteronomio 5,16). Recupera, Matteo: non fare il Karamazov.

Da questa intemerata si sarà capito: per me Umberto Bossi è la politica come continuazione dell’amicizia. Charles Péguy lo spiega molto bene. La fraternità vissuta nel privato che si fa proposta pubblica. Prima nella piccola patria non per chiudersi ma per allargarsi. Boris non è mai stato leghista. Ma bossiano lo fui fin da subito. Mi conquistò una di quelle formule popolari che dicono tutto con semplicità: «L’uomo non è una bistecca».

Il fondamento della vita non è l’economia, non di solo pane vive l’uomo, non siamo soltanto un accidente del caso, una concrezione di molecole, eccetera. La politica come espansione pubblica di questo concetto. Il Nord come una sorta di abbazia senza fossato coi coccodrilli, ma con i pontili per scambiare non solo merci, non solo bistecche. In America vogliono buttar giù la statua di Cristoforo Colombo, e, nel nostro piccolo, in Padania si sta provvedendo a cancellare Alberto, cioè Umberto da Giussano. Non si fa.

Foto Ansa

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