«Perché mio figlio è ammesso al torneo del Genoa solo se racconta una storia di razzismo?»

Per poter partecipare a un progetto di calcio i bambini devono riferire un episodio di intolleranza. Lettera di un papà grifone a Enrico Preziosi

Questa è la mia lettera ad Enrico Preziosi (presidente del Genoa) riguardo alla manipolazione dei bambini nella “lotta contro il razzismo” a Genova.

Gentilissimo Presidente Enrico Preziosi,

nella scuola di mio figlio hanno proposto un progetto di calcio organizzato sotto la Sua responsabilità in cui i bambini che vogliono partecipare sono obbligati a presentare un racconto che riporti un’esperienza personale di razzismo.

Noi siamo tutti genoani perciò mio figlio sarebbe felicissimo di poter partecipare al progetto di calcio, ma mio figlio non ha esperienze personali di razzismo. A dire il vero, nemmeno io in tutta la mia vita ho vissuto esperienze di razzismo. Ma non voglio divagare e cerco di andare dritto al punto. Per poter partecipare mio figlio dovrebbe inventarsi una storia facendola passare per vera (cosa che io gli vieto perentoriamente).

Invitare i bambini di 11, 10 e addirittura di 9 anni a giocare a calcio nella loro squadra del cuore virtualmente ricattandoli con l’imposizione di un racconto che non possono raccontare perché non veritiero è di una crudeltà indicibile e getta disonore su una squadra, quale è il Genoa, che non si merita niente di tutto ciò.

Inoltre il progetto si presta a orribili manipolazioni come ad esempio bambini che inventino storie sul razzismo pur di partecipare e che quelle storie vengano poi riprese dai giornali come vere, andando in questo modo ad alimentare un clima di odio.

Il razzismo non si combatte strumentalizzando i bambini; il razzismo non si combatte inventando storie.

La prego permetta a mio figlio – e a tutti i bambini genoani che vogliono partecipare ma non hanno vissuto esperienze di razzismo – a partecipare al torneo di calcio senza obbligarlo a scrivere alcuna storia.

Alejandro Abasolo, papà di L.G.

Foto Ansa