Perché la Santa Sede ha rinviato la beatificazione di Fulton Sheen

A fermare di nuovo il cammino dell’ex vescovo di Newport verso gli altari arrivano con tempismo perfetto accuse (ancora ipotetiche) su storie di preti e abusi sessuali

Fulton Sheen

Con «profondo rammarico» monsignor Daniel Jenky, vescovo della diocesi di Peoria, martedì scorso ha diffuso un comunicato per annunciare «di essere stato informato dalla Santa Sede che la beatificazione di Fulton Sheen sarà rinviata».

La decisione di annullare la celebrazione del prossimo 21 dicembre e rinviarla a data da destinarsi, notificata da Roma alla diocesi di Peoria lunedì 2 dicembre, è motivata dal fatto che «alcuni membri della Conferenza episcopale hanno richiesto ulteriore approfondimento» sulla causa riguardante Sheen. Emblematica la precisazione successiva del vescovo Jenky, che suona così:

«Nel clima attuale, è importante che i fedeli sappiano che non c’è mai stata, n’è c’è adesso, alcuna accusa nei confronti di Sheen in relazione ad abusi su un minore».

A quanto risulta alla Catholic News Agency, infatti, a determinare il rinvio della beatificazione di Fulton Sheen sarebbe stato l’intervento di un altro vescovo, Salvatore Matano, capo della diocesi di Rochester. Matano – secondo le informazioni raccolte dalla Cna e confermate da monsignor James Kruse, direttore degli Affari canonici della diocesi di Peoria e membro della Sheen Foundation – ha espresso il timore che Sheen possa essere citato nel rapporto del procuratore generale di New York nell’ambito di una indagine in corso su presunti abusi sessuali del clero e possibili coperture nelle otto diocesi dello Stato, o che possa essere «accusato di non aver affrontato a dovere accuse di abusi ricevute durante il suo mandato da vescovo di Rochester».

Sheen, ricorda la Cna, ha guidato la diocesi di Rochester dal 1966 al 1969, e il caso che ha allarmato l’attuale vescovo della città è quello di Gerard Guli, un sacerdote che all’epoca ricevette un incarico a Rochester nonostante nel 1963 la diocesi avesse ricevuto accuse riguardo a presunti abusi sessuali da lui commessi tre anni prima nei confronti di persone adulte. L’accusa proveniva da un’altra diocesi, quella di Wheeling-Charleston.

L’incarico a Rochester in questione sarebbe stato assegnato a Guli dopo il 1967, quando il prete sotto accusa era tornato in quella diocesi per assistere i genitori malati. Spiega la Cna: «Alcuni sostengono che fu Sheen ad assegnare l’incarico a Guli, nonostante le accuse del 1963». Ma secondo Kruse le cose non stanno così.

«Abbiamo studiato ampiamente le decisioni amministrative di Sheen relative a Guli», spiega alla Cna il monsignore, secondo il quale il vescovo venerabile «non ha mai messo bambini in pericolo». Ancora: «Parlando con Guli degli incarichi che Sheen secondo alcuni gli avrebbe assegnato, il prete dice di “non avere mai prestato servizio là”». Kruse insomma contesta «l’idea che Sheen abbia nominato un prete pedofilo», dice: «Semplicemente tutto questo non è vero». Secondo Kruse, ad “assumere” il sacerdote sotto accusa a Rochester è stato il successore di Sheen.

Comunque sia, c’è un altro aspetto che rende emblematico tutto questo scandalo finora soltanto presunto, ed è la reazione dei pastori della Chiesa americana. Riporta la Cna:

«Sulla vicenda sono stati consultati numerosi vescovi statunitensi, prima che il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, prendesse la decisione di rinviare la beatificazione. I vescovi consultati avrebbero convenuto che sarebbe “imprudente” procedere con la beatificazione prima che il procuratore generale di New York abbia reso pubblico il rapporto».

E perché mai questa convinzione? Attenzione adesso:

«Ci sarebbero stati motivi specifici per temere che l’uscita di tali accuse nei riguardi di Sheen fosse programmata in coincidenza con la beatificazione».

Il vescovo di Peoria, tuttavia, nel suo comunicato si dice «del tutto certo che ogni esame aggiuntivo possa soltanto dimostrare ulteriormente che Fulton Sheen è degno della beatificazione e della canonizzazione». Il servo di Dio «nel corso della sua vita ha portato così tante anime a Gesù Cristo» che «sarà riconosciuto come un modello di santità e di virtù», prosegue la nota della diocesi, aggiungendo che «perfino dopo l’annuncio della beatificazione due settimane fa» sarebbero giunte «diverse» nuove notizie di miracoli avvenuti per l’intercessione del candidato agli altari.