Perché la Chiesa dialoga con tutti tranne che con Salvini?

Dopo l’intervista a Ruini, Mogavero è intervenuto a “correggere il tiro”. Qualche considerazione su cosa sia il dialogo Chiesa-Lega

Sul Corriere della Sera dello scorso 3 novembre l’ex presidente della Conferenza episcopale italiana Camillo Ruini ha effettuato un sostanziale endorsement nei confronti di Salvini, seppur con spirito critico, dando luce al dibattito che esiste tra i vescovi e all’interno del mondo cattolico sulla opportunità e sulla legittimità del sostenere o meno la Lega in genere e Salvini in particolare.

La discussione è così accesa che, appena il giorno dopo, il 4 novembre, sempre sul Corriere della Sera, il vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero ha rilasciato un’altra intervista che in un certo senso sembra volta a “correggere il tiro” di Ruini il cui intervento è stato forse inteso in senso eccessivamente filo-salviniano.

Su tutto ciò si possono effettuare almeno tre principali considerazioni.

In primo luogo: non si comprende perché – sebbene le modalità operative volte alla risoluzione della grave crisi delle migrazioni di massa siano diverse secondo la Lega e secondo la Chiesa – quest’ultima possa dialogare con tutti tranne che con la Lega.

La Chiesa che storicamente ha discusso perfino con i comunisti – la figlia di Nikita Kruscev, per esempio, fu accolta da papa san Giovanni XXIII nel 1963 – pur pendendo sulla testa dei comunisti e dei loro sostenitori l’espressa nota scomunica dell’1 luglio del 1949, perché non dovrebbe dialogare con una forza politica come la Lega che – a differenza del Pci – non è mai stata scomunicata?

L’intervento di Ruini, quindi, si dimostra più che orientato dal realismo politico, sorretto dalla onestà intellettuale e dalla correttezza ecclesiale, due requisiti che non sempre si sono potuti osservare in altri rappresentanti della Chiesa che in questi tempi recenti hanno lanciato anatemi del tutto “personali” – e quindi non ufficiali – contro la Lega.

In secondo luogo: il mancato dialogo della Chiesa con la Lega – come fino ad ora è avvenuto – ha comportato e comporta un costante disorientamento nei confronti del popolo della Chiesa che senza dubbio non si identifica con l’elettorato leghista, ma che – salvo le irriducibili frange post-dossettiane residue – guarda alla Lega con meno diffidenza di quanto faccia una parte della gerarchia ecclesiastica e ciò per almeno tre motivi: 1) perché la Lega discute di economia reale, mentre la sinistra si interessa solo del proprio ruolo all’interno della finanza nazionale e internazionale; 2) perché la Lega mette in discussione quel leviatano burocratico-finanziario in cui si è trasformata l’Unione Europea, mentre la sinistra non solo non effettua critiche di alcun tipo, ma proclama la necessità di avere “più Ue” venendo poi “punita” costantemente nelle urne elettorali; 3) perché la Lega, o per convenienza politica o per convinzione personale, costituisce l’unica forza politica che si oppone – anche se forse in modo maldestro, incoerente, e imperfetto come del resto avviene in tutte le avventure umane che non godono del privilegio santificante di una guida spirituale – alla dominante cultura laicistica contemporanea che desidera cambiare le festività natalizie, eliminare i crocifissi dalle aule scolastiche e giudiziare, abrogare l’obiezione di coscienza del personale medico-sanitario in ambiti bioetici pur così cari al magistero cattolico e così via.

In terzo luogo: se la Chiesa, invece di combattere la Lega, incominciasse a dialogare con essa, potrebbe farsi garante e custode del messaggio cristiano che in una parte dell’elettorato leghista si intende professare, evitando interpretazioni fuorvianti o soggettive, potrebbe altresì vigilare sulla correttezza di tale messaggio divenendo ciò che è, cioè mater et magistra, più che severa ammonitrice, potrebbe, infine, tentare di fare ciò che in passato intraprese con le forze comuniste, cioè evitare la “comunistizzazione” delle masse cattoliche attraverso una “cattolicizzazione” delle masse comuniste.

La Chiesa, e Ruini sembra l’unico ad averlo compreso con la consueta lucidità che gli è tipica, dovrebbe, insomma, cattolicizzare la Lega invece di girare le spalle farisaicamente, proprio per evitare la temuta “leghistizzazione” delle masse cattoliche che accordano la propria preferenza elettorale alla Lega; del resto se in questo momento alcuni esponenti della gerarchia episcopale esprimono un giudizio negativo nei confronti della Lega è proprio verso quest’ultima che andrebbero focalizzate non già le energie censorie, quanto quelle evangelizzatrici, proprio perché la carità annunciata da Cristo impone di “banchettare” con adultere e pubblicani trascurando i “sepolcri imbiancati”.

L’intervento di Ruini, che peraltro ammonisce Salvini sperando in una sua “crescita”, poiché come ha ben riconosciuto monsignor Mogavero, non è sufficiente agitare un rosario per dimostrarsi cattolici, dovrebbe essere quindi compreso in questo senso, cioè come un appello a tutti i cattolici, che un tempo furono esortati a non “isolare” i fratelli proletari del Pci, ad impegnarsi nell’opera di cattolicizzazione delle schiere leghiste.

Questo non è, tuttavia, un punto d’arrivo, ma di partenza, poiché da esso sorge l’interrogativo: i cattolici commetteranno gli errori del passato o riusciranno a comprendere l’ora presente seguendo gli ammonimenti del salmista (Sal., 32,9) che invitava a non essere privi d’intelligenza come il cavallo e come il mulo?
Aldo Vitale

Caro Aldo, condivido, a grandi linee, quel che dici. Spero anch’io, come te, che il pragmatismo ruiniano sia fatto proprio anche da tanti vescovi e semplici cattolici che, oggi, “demonizzano” Salvini. Non “demonizzarlo” non significa appoggiarlo incondizionatamente, ma chiedere che le istanze della dottrina sociale della Chiesa non sia ignorate o sottovalutate dalla Lega come da chiunque altro (appunto, un dialogo vero e franco). Sicuramente la Lega può e deve fare di più di quel che fa oggi. Non tanto e non solo dal punto di vista della difesa dei simboli della cristianità (su quello, siamo tutti concordi, c’è fin troppo zelo), ma dal punto di vista pratico e reale. Non mi pare, infatti, che la difesa e promozione dei corpi intermedi, la sussidiarietà, la libertà di educazione e d’impresa, la famiglia, eccetera eccetera, siano, al di là degli slogan, temi su cui Salvini & Co. possano vantare qualche risultato (anzi). Direi quindi che la questione non è “cattolicizzare” la Lega, ma fare in modo che la Lega sia un partito realmente laico, cioè rispettoso di tutte le identità, compresa quella cattolica, e della vita e della cultura che da essa si esprime. Come diciamo sempre qui a Tempi: la nostra simpatia politica non va a chi fa quel che vogliamo noi, ma a chi ci lascia essere quel che siamo. (eb)