Perché col coronavirus si torna a sperare nel vecchio vaccino anti Tbc

Abbandonato da molti paesi perché poco efficace contro la tubercolosi, il Bcg potrebbe essere la chiave della resistenza di alcune nazioni al Covid-19. L’idea di una scienziata bulgara

Cellula infettata da coronavirus Sars-Cov-2

Ma davvero il vecchio vaccino Calmette-Guerin (Bcg) contro la tubercolosi (Tbc) produce una reazione immunitaria che protegge dagli effetti del Covid-19? Non lo sapremo prima di tre-quattro mesi, ma alla fine lo sapremo. Perché già cinque paesi hanno avviato studi sperimentali sulla faccenda, inoculando il vaccino contro la Tbc e un placebo a gruppi di personale medico impegnati nei reparti dove si curano i malati del nuovo coronavirus.

A cominciare è stata l’Olanda, dove un paio di settimane fa negli ospedali universitari di Nimega e Utrecht è stato avviato l’esperimento su 1.000 operatori sanitari rispettivamente; il 30 marzo è entrata in ballo l’Australia, dove a Melbourne l’università locale e il Murdoch Children’s Research Institute hanno inoculato vaccini e placebo a migliaia di operatori sanitari; in Inghilterra l’università di Exeter è impegnata in un’analoga ricerca che ha come target la popolazione anziana; in Germania un quarto team, proveniente dall’Istituto Max Planck, effettua lo studio su anziani e infermiere. Anche la Francia sta per implementare un trial clinico all’Istituto Pasteur di Lilla. Negli Stati Uniti l’immunologa Denise Faustman del Massachusetts General Hospital sta raccogliendo fondi per poter condurre lo stesso esperimento sul personale sanitario di Boston.

L’OSSERVAZIONE DI LYUBIMA DESPOTOVA

A far notare che in Europa le aree dove le infezioni da Covid-19 sono meno diffuse nei paesi dove la vaccinazione è stata in passato effettuata, è stata la presidente della Società bulgara per l’assistenza continua e le cure palliative Lyubima Despotova. Ha dichiarato la dottoressa alla Radio nazionale bulgara:

«La mappa della distribuzione mondiale del Covid-19 coincide con la mappa delle politiche vaccinali che sono state seguite. I paesi che hanno abbandonato la vaccinazione Bcg contro la tubercolosi sono attualmente nel mezzo dell’epidemia e sono colpiti in modo severo. C’è una significativa differenza fra l’ex Germania Est e l’ex Germania Ovest: la Germania orientale è tre volte meno colpita del resto del paese. E anche qui c’è coincidenza fra il massiccio ricorso alla vaccinazione contro la Tbc che si faceva nella Germania Est e il rifiuto della Germania unificata dal 1998 di proseguire tale politica. Gli Stati Uniti non hanno mai fatto ricorso in modo massiccio al vaccino Bcg, la stessa situazione si verifica in Spagna, severamente colpita. Mentre il vicino Portogallo vaccina i bambini dalla nascita fino ai 12 anni».

LE RAGIONI DELLA DISMISSIONE

Il Portogallo, che ha una popolazione quattro volte e mezzo meno numerosa di quella della Spagna, presenta dodici volte meno casi di infezione di quest’ultima al 5 aprile. Alla stessa data, la Romania, leggermente più popolosa dell’Olanda, ha quattro volte e mezzo meno casi di quest’ultima; la Polonia, che ha poco più della metà degli abitanti della Francia, ha 25 volte meno infezioni di quest’ultima. Ovunque l’Est europeo ha molti meno contagi dell’Ovest: da qui le deduzioni della Despotova.

Il vaccino Bcg è stato dismesso da anni in molti paesi a causa della sua bassa efficacia nella prevenzione della Tbc. Secondo il sito svizzero di informazione sui vaccini Infovac, «una revisione sistematica (metanalisi) della letteratura ha rivelato che il vaccino Bcg riduce del 19-27 per cento le probabilità di contrarre la tubercolosi e diminuisce del 71 per cento la progressione di una tubercolosi già attiva». Secondo l’Ausl di Bologna «il vaccino ha un’efficacia del 70-80 per cento nei confronti delle forme severe della malattia, come la meningite tubercolare nei bambini. La vaccinazione è meno efficace nella prevenzione delle forme respiratorie che sono le forme più frequenti negli adulti». Per questo in Italia tale vaccinazione è obbligatoria solo per alcune categorie di persone a rischio.

STUDI IN CORSO GIÀ PRIMA DELLA PANDEMIA

Le deduzioni della Despotova, comunque, non derivano dalla semplice osservazione della carta geografica e delle relative politiche vaccinali. Sugli effetti protettivi del vaccino Bcg diversi dalla protezione nei confronti della Tbc sono in corso studi già da anni. Uno dei primi studi che hanno indicato effetti benefici della vaccinazione Bcg è quello condotto su un campione casuale di 2.320 bambini in Guinea Bissau e pubblicato nel 2011 da due ricercatori danesi che vivono nel paese africano, Peter Abbey e Christine Stabel Ben. Secondo questo studio la vaccinazione in questione era associata a una diminuzione del 30 per cento della mortalità da vari tipi di infezione fra i bambini nel primo anno dalla sua somministrazione.

Studi successivi hanno dato risultati incoraggianti ma non hanno potuto confermare o smentire le proprietà protettive del vaccino nei riguardi delle infezioni respiratorie, di adulti o bambini, e hanno tutti rimandato alla necessità di studi ed esperimenti più approfonditi. Uno di questi, prima della crisi del Covid-19, era condotto dall’immunologo olandese Mitahi Netea del Centro medico universitario Radboud di Nimega in partenariato con l’università di Atene per scoprire se la vaccinazione era associata a una diminuzione delle infezioni negli anziani. Ma fino a quando non è scoppiata la pandemia del nuovo coronavirus, l’interesse per questi esperimenti era limitato. Adesso tutti osservano col fiato sospeso.

Foto Ansa