Per salvare i ragazzi da Boko Haram il Camerun rinuncia alla scuola

Per difendere i bambini dagli attentati il paese chiude gli istituti a nord del paese. Ma senza educazione i bambini diventano prede facili per i jihadisti

Sessantadue scuole chiuse, oltre 34 mila studenti sfollati. Nel disperato tentativo di proteggere bambini e insegnanti dagli attacchi sempre più violenti di Boko Haram il Camerun rinuncia all’educazione e invia l’esercito a tenere corsi di formazione in luoghi più “sicuri” e presidiare il nord del paese: troppo pericoloso, al confine con la Nigeria, studiare in classe, mentre aumenta vertiginosamente il numero delle vittime di attentati suicidi. Donne, bambini: sono loro soprattutto, rapiti e addestrati dal gruppo islamista che sta perdendo uomini negli scontri a fuoco con le forze armate, a raggiungere obiettivi civili e militari e lasciarsi esplodere.

Dall’inizio dell’anno nella regione si calcolano almeno tre attentati a settimana. Tredici le scuole date alle fiamme negli ultimi due mesi, 200 le persone rapite dai terroristi ancora in attesa di riscatto, “imprecisato” il numero dei civili di cui invece non si sa più nulla, scomparsi in seguito a razzie e sequestri.

INSEGNANTI E STUDENTI IN FUGA

È qui, al confine settentrionale, che Ousmanou Garga, funzionario scolastico, spiega alla stampa che le scuole non sono più un posto sicuro per i bambini del Camerun né per quelli scappati dallo stato del Borno, epicentro di Boko Haram in Nigeria: a dozzine gli istituti delle circoscrizioni di Mayo Sava, Mayo Tsanaga e Logone e Chari, oggi presidiate dalle truppe camerunensi, sono stati abbandonati, gli insegnanti sono scappati con i bambini, molti di loro vivono in aree troppo lontane dai luoghi considerati “sicuri” per poter continuare a studiare. La città di Ashigashia è un obbiettivo di Boko Haram dal 2014, «eppure noi pensiamo che l’unica speranza di pace e sicurezza per quest’area passi dai giovani, dall’educazione dei giovani», ha spiegato amaramente il colonnello Ndikum Azeh, a capo delle truppe che combattono Boko Haram al confine.

PREDE FACILI PER I JIHADISTI

Ma «Boko Haram è come le bestie dell’Apocalisse, come un’Idra dalle tante teste. Appena gliene tagli una, ne ricresce immediatamente un’altra». Così monsignor Bruno Ateba, vescovo di Maroua-Mokolo nel nord del Camerun, aveva descritto a inizio anno ad Aiuto alla Chiesa che Soffre l’impotenza delle popolazioni locali di fronte all’apparente invincibilità del gruppo terrorista che ha varcato i confini della Nigeria terrorizzando i paesi vicini, lo stesso Camerun, il Niger, il Benin, il Ciad.

Immancabile, nella strategia del regno del terrore, fatta di esecuzioni, violenti stragi, omicidi, rapimenti, roghi di chiese, moschee, mercati, l’assalto alle scuole, oggi chiuse dal paese stesso per salvare i giovani dalle bombe, salvarli dalle fiamme. Rischiando così di lasciarli in pasto ai terroristi, sempre a caccia di nuove leve: «La povertà, l’insicurezza ed la mancanza di prospettive future rende i nostri ragazzi obiettivi – faceva notare monsignor Ateba -, obiettivi facili da manipolare per i jihadisti».

Foto Ansa