Per il Garante lo sciopero Rai è illegittimo

L’Authority ha criticato la scelta della data, vicina a quella di un’altra astensione precedentemente indetta. I sindacati però replicano: «Lo sciopero si farà»

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Il Garante per gli scioperi nei servizi pubblici ha dichiarato illegittimo l’astensione dal lavoro indetta dai sindacati dei giornalisti Rai per l’11 giugno, contro i tagli da 150 milioni di euro previsti dal governo. Ma i sindacati al momento sembrano intenzionati a proseguire sulla loro strada.

IL GARANTE. L’Authority ha spiegato in una nota che “ha valutato come non conforme alla legge la proclamazione dello sciopero dei sindacati dei lavoratori della Rai per il prossimo 11 giugno” perché “la proclamazione non rispetta la regola, ben nota alle organizzazioni sindacali, dell’intervallo di dieci giorni tra due scioperi che insistono sullo stesso settore, considerata, infatti, l’azione di sciopero del sindacato Usb prevista per il prossimo 19 giugno e precedentemente comunicata”.

I SINDACATI. Cgil, Cisl e Uil hanno risposto con una conferenza stampa congiunta al Teatro delle Vittorie di Roma. A parlare in particolare è stata il segretario della Cgil Susanna Camusso, secondo la quale «Questo decreto legge (lo stesso che introducendo il bonus Irpef elencava tra le coperture i tagli alla Rai, ndr.) mette a rischio la Rai nella dimensione di servizio pubblico e come grande impresa del paese». In particolare Camusso ha criticato la proposta indicata dal governo e ribadita ieri dal premier Renzi di vendere Raiway, il ramo proprietario della rete di trasmissione e diffusione del segnale Rai, che ha chiuso il bilancio 2013 con un utile netto di 11,8 milioni di euro (nel 2012 con 8,5 milioni) e con ricavi complessivi di 219,2 milioni di euro. Per Camusso la vendita della quota di Rai way nel lungo periodo rischia di determinare un aumento dei costi e dei rischi per la competitività e per la sicurezza. Criticato anche l’altro consiglio del governo, di chiudere alcune delle sedi regionali: per Camusso non è possibile svolgere un servizio pubblico in modo corretto, senza avere anche una presenza capillare sul territorio. Semmai per i sindacati la quota maggiore del debito della Rai è determinato proprio dallo Stato (2 miliardi di euro), e caso mai la voce di spesa da ridurre dovrebbero essere le esternalizzazioni dei servizi che hanno «aumentato i costi e svalorizzato le risorse interne».

I TAGLI. Il viceministro dell’Economia Enrico Morando ha confermato l’intenzione del Governo di mantenere i tagli da 150 milioni. Il consiglio di amministrazione Rai intanto, la settimana scorsa, ha deliberato un taglio sui compensi dei dirigenti “sforbiciando” ulteriormente e applicando il tetto massimo dei 240mila euro.

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