Per il Fatto Quotidiano non bisogna «spettacolarizzare la morte di Imane Fadil»

Il giornale che ha fatto del guardonismo e del complotto a oltranza il suo marchio di fabbrica versa lacrime di coccodrillo

Una lettrice del Fatto Quotidiano oggi ha scritto al giornale diretto da Marco Travaglio per chiedere se, nel trattare il caso della tragica morte di Imane Fadil, la stampa non abbia «passato il limite della cronaca, sconfinando nel voyeurismo». La domanda è retorica, soprattutto se posta al quotidiano che ha fatto del guardonismo, del sospetto, del “carta canta” (leggendo però solo le carte dell’accusa) e del complotto a oltranza il suo marchio di fabbrica.

Tenendo bordone alla procura milanese, che sa sempre quali tasti toccare per infiammare gli animi di certi giornalisti, soprattutto quando c’è di mezzo Silvio Berlusconi, il Fatto Quotidiano porta avanti da settimane la sua tesi complottista: dietro la morte di Fadil c’è l’ex premier.

RADIAZIONI, AVVELENAMENTO, COMPLOTTO

Senza aspettare autopsie, biopsie e altri futili esami medici (a che servono i fatti quando si conosce già la “verità”?), i giornalisti di Travaglio hanno prima fatto passare l’idea che Fadil fosse stata uccisa con le radiazioni; poi, quando i medici hanno scartato questa ipotesi, hanno parlato di avvelenamento. Sembra che anche quest’ultima possibilità, come sussurrato dagli stessi magistrati milanesi sulla scorta delle opinioni degli esperti, non stia in piedi. Ma si può stare certi che i nostri non abbandoneranno la loro tesi.

FADIL È SOLO UNA “EX OLGETTINA”

Fadil non può morire, anche se in circostanze tragiche vista la sua giovane età e la sua storia recente, come tutte le altre persone. Perché lei non è come tutte le altre persone, lei è una “ex Olgettina”, una ex “odalisca” di Berlusconi. Perché «alla sua testimonianza si deve tutto ciò che sappiamo delle famose “cene eleganti”», come risponde alla lettrice Maddalena Oliva dimenticandosi qualche tonnellata di intercettazioni irrilevanti pubblicate a sfregio dei protagonisti della vicenda negli ultimi anni.

Fadil non può semplicemente morire. E siccome non l’hanno uccisa con le radiazioni e molto probabilmente neanche avvelenata, allora già si fa avanti una nuova spiegazione per alimentare dubbi e sospetti. Se era affetta da una patologia rara, perché i medici dell’ospedale di eccellenza Humanitas non se ne siano accorti durante un mese di ricovero? Chissà che tra poco non avanzino la teoria che Berlusconi ha pagato i medici per non curarla.

LACRIME DI COCCODRILLO

Intanto però, nel rispondere alla lettrice, Oliva versa lacrime di coccodrillo:

«Penso, piuttosto, a quanto Imane fosse stata distrutta da tutta la vicenda, prima che giudiziaria, mediatica. Consumata anche fisicamente da quella che era diventata per lei un’ossessione – la sua battaglia perché la verità venisse ristabilita nel processo Ruby – si è sentita più volte abbandonata, dopo essere stata “usata”. Da chi, all’inizio di tutto, le aveva promesso un programma in tv. Dal suo agente di allora. Da alcuni dei suoi avvocati. Dai noi giornalisti, anche (Imane si arrabbiava sempre, racconta la famiglia, perché il suo nome su stampa e tv veniva associato alla definizione “ex olgettina”: lei che olgettina non era, “con tutto il rispetto per le libere scelte altrui”, aggiungeva). Da chi specula oggi sul dolore di una famiglia».

Per un attimo è come se al giornalista venisse il dubbio di aver sbagliato qualcosa. Ma dura poco, infatti conclude: «[Usata] da noi tutti, forse. Perché abbiamo, per anni, ignorato, negato, normalizzato tutto quello che succedeva, certe notti. Tranquilla Violetta, ricominceremo a farlo». La giostra mediatica può ricominciare a girare.