Per i cattolici no Tav «la prima violenza è arrivata dallo Stato»

«È una forma di reazione alla militarizzazione e ai soprusi della politica, che certo noi non condividiamo, ma che riteniamo umana»

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Il Commissario del Governo sulla Torino-Lione, Paolo Foietta, aspetta una risposta dai sindaci No Tav: si sederanno o no al tavolo di confronto sull’opera? Un tavolo che ha avuto una “prova generale” riservata (per modo di dire) lo scorso 22 dicembre, quando con il successore di Mario Virano si sono seduti il presidente dell’Unione dei Comuni Sandro Plano e i sindaci di Sant’Ambrogio Dario Fracchia e di Casellette Pacifico Banchieri. L’ipotesi di riaprire una linea di dialogo si era concretizzata a latere del Convegno Anci di Torino, il 28 ottobre dell’anno scorso.

SINDACI DIVISI. Il fronte degli amministratori, che sembrava essersi fortemente rinsaldato con il movimento antitreno, appare diviso. Una parte pone la condizione che si consideri “l’opzione zero”, cioè la non costruzione della nuova linea ferroviaria. Un’altra parte, quella più o meno collegata al Pd, ritiene scarsamente sostenibile l’idea di una retromarcia totale, anche considerato che a Chiomonte si sta scavando a tappe forzate il tunnel geognostico. Oggi, poi, a Le Creusot in Francia, viene consegnata la fresa che sarà impiegata a Saint Martin La Porte, per proseguire lo scavo tra Susa e St. Jean de Maurienne. Mentre i sindaci discutono, il movimento (oggi numericamente meno significativo) prosegue sulla strada dell’opposizione frontale, Paolo Foietta rimane in attesa: «Sta a loro decidere, scelgano se continuare con il no ad oltranza oppure imboccare la strada del dialogo per ammortizzare i disagi e per ottenere per i loro Comuni benefici e finanziamenti collegati all’opera».

CATTOLICI E VIOLENZA. Nel movimento alzano la voce i “Cattolici per la vita della Valle”, che hanno recentemente dato alle stampe il libro “Nuova Linea Torino – Lione. Il nostro No”, ovviamente tentando di impalcarsi a puntuali esegeti della Laudato si’ di papa Francesco. In un’intervista collettiva al settimanale diocesano, che li punge sul tema della violenza, spiegano che «il cantiere deriva da un’azione di forza e questo non va dimenticato. Va anche specificato che la prima violenza è arrivata dallo Stato, che ha colpito duramente chi dissentiva. Se l’azione di protesta diviene un problema di ordine pubblico, questo è dovuto al fatto che la politica non ascolta più la gente, ed i governanti si chiamano fuori dal confronto con il popolo, e delegano alla polizia un compito che dovrebbe essere loro. Il movimento No Tav è un insieme di anime che agiscono autonomamente. Non ci arroghiamo il diritto di giudicare, piuttosto cerchiamo di dissuadere i nostri fratelli dagli atteggiamenti violenti».
La violenza, secondo i Catto-NoTav, «è una forma di reazione alla militarizzazione e ai soprusi della politica, che certo noi non condividiamo, ma che riteniamo umana. Dal canto nostro, ci impegniamo a diffondere la non violenza. Ma chi insegna, oggi in Italia a reagire in modo non violento? La buona scuola di Renzi? Non ci pare. Nel frattempo, ci sembra che si sia messa in atto una vera scuola di repressione al libero pensiero, usando la Valle come luogo di esperimenti privilegiato». E a chi sembra strano che ci siano cattolici che non ritengano giudicare la realtà, può sempre pensare che sia effetti collaterali degli “esperimenti di repressione”.

Foto Ansa


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •