Per avere il Recovery Fund l’Italia deve sbrigarsi

Il governo giallorosso ci lascia in eredità un “non piano” per ottenere i fondi europei. Le scadenze sono imminenti

Una delle cause scatenanti la crisi politica (non l’unica) è il ritardo dell’Italia nel presentare il proprio piano per avere accesso ai primi soldi del Recovery Fund. Da questo punto di vista, la colpa è tutta del governo giallorosso che poco ha fatto per rispettare le scadenze imposte dell’Europa. Oggi Repubblica le ricorda in un articolo intitolato “Ma per avere i fondi europei Roma deve correre”.

«Se vuole incassare subito, già in estate, i primi soldi del Recovery Fund, deve correre. Già, perché intorno al 20 febbraio la Commissione europea aprirà alle notifiche formali dei piani nazionali per accedere ai finanziamenti straordinari. Per ottenere il via libera, al netto da eventuali problemi, ci vorranno almeno tre mesi: due per le valutazioni di Bruxelles e uno per quelle delle capitali. E se l’Italia vorrà incassare già a giugno l’acconto pari al 13% dei 209 miliardi riservatele dal Recovery, serve un governo che concluda il piano in tempi rapidi».

Siamo in ritardo

Il problema è che il piano che è stato presentato dal governo Conte era vago e farraginoso, senza indicazioni sui tempi in cui si prevedeva di attuare quelle riforme che la Ue ci impone per ottenere i soldi (va sempre ricordato, infatti, che, come abbiamo già scritto, il Recovery Plan è tecnicamente una “facility”: fissa degli obiettivi ed eroga risorse solo se tali obiettivi vengono raggiunti).

Quindi – Repubblica non lo scrive, ma lo fa intuire – va ri-fatto, e in fretta, perché «la prossima settimana il Parlamento europeo approverà la “Recovery and Resilience Facility”, ovvero lo strumento tecnico che farà nascere il fondo Ue da 750 miliardi. Il 16 febbraio toccherà ai ministri delle Finanze (Ecofin) approvarlo definitivamente. Dopodiché giusto i tempi tecnici per la pubblicazione in Gazzetta ufficiale della Ue dell’”Rrf”, qualche giorno appena, e i governi potranno avviare le notifiche».

Entro fine febbraio

I timori di Bruxelles, dice il quotidiano romano, sono due: che l’Italia sia troppo lenta, causa passaggi burocratici, ad attuare il piano (e questo significa perdere le trance semestrali con cui viene erogato) e, secondo, che il nostro paese ratifichi il piano in ritardo. «Affinché la Commissione Ue possa andare sui mercati a raccogliere i 750 miliardi del Next Generation Eu con gli Eurobond, è necessario che i parlamenti nazionali ratifichino il Recovery. E affinché l’Eurogoverno possa iniziare i primi pagamenti a giugno, è vitale che le ratifiche arrivino entro aprile. L’Italia ha inserito la ratifica nel Milleproroghe di fine dicembre, che va convertito entro fine febbraio».

Foto Ansa