Pena di morte, lo Utah vota per la fucilazione. «È il metodo più umano»

La difficoltà di reperire gli agenti chimici necessari per l’iniezione letale sta portando gli Stati Uniti a riconsiderare i plotoni di esecuzione

Firing Squad

Martedì 10 marzo il Senato dello Utah ha approvato un disegno di legge che autorizza la fucilazione dei condannati a morte. Questa potrà avere luogo solo nel caso in cui non sia disponibile il cocktail di farmaci usato per l’iniezione letale. La proposta è passata con 18 voti favorevoli e 10 contrari. Ora tocca al governatore dello Stato Gary Herbert firmarla e trasformarla in legge a tutti gli effetti.

COME IL VIETNAM. Da quando negli Stati Uniti è stata ripristinata la pena di morte, nel 1976, sono state eseguite solo tre fucilazioni. I plotoni di esecuzione potrebbero essere ripristinati in molti Stati. Washington infatti si ritrova con lo stesso problema del Vietnam: quest’ultimo aveva vietato la fucilazione nel 2011 per «motivi di umanità», ma quando si è ritrovato a corto degli agenti chimici necessari all’iniezione letale, l’ha ripristinata.

«IN MANCANZA DI ALTERNATIVE». Il rifiuto dell’Unione Europea di esportare negli Stati Uniti il pentobarbital, barbiturico usato per le iniezioni letali, ha portato molti Stati a usare farmaci alternativi, che hanno però trasformato alcune esecuzioni, soprattutto in Oklahoma e Arizona, in penose agonie della durata di ore. Come affermato dal Senato dello Utah, «in assenza di alternative, la fucilazione è la cosa più umana».

L’ULTIMA NEL 2010. Gli Stati Uniti sono il sesto paese al mondo per pene di morte comminate ed eseguite: sono state 39 nel 2013. La fucilazione è già legale in Oklahoma e Arkansas, il Wyoming ha invece appena respinto una proposta simile. L’ultima persona ad essere stata uccisa con questo metodo è Ronnie Lee Gardner, fucilato per sua scelta nel 2010 proprio nello Utah.

Foto Ansa/Ap