Pellegrinaggio Macerata-Loreto: 80 mila in cammino

Sono 80 mila i fedeli che di notte hanno percorso 28 chilometri nella 33ma edizione del pellegrinaggio Macerata-Loreto. Tutti con le proprie preghiere nel cuore e la fatica fisica nelle gambe per andare a ringraziare la Madonna

Ottantamila, di tutte le età. Anziani ciancicanti con il bastone al seguito, giovani entusiasti come se andassero a un concerto, madri con bambini nel passeggino, adulti alla decima partecipazione. Ottantamila mila fedeli in cammino, di notte, da Macerata a Loreto, nella 33ma edizione del pellegrinaggio che si è svolto tra la notte di sabato 11 e domenica 12 giugno.

Il meteo, consultato i giorni prima della partenza, era impietoso e dava nubi sopra le Marche, proprio nella fascia oraria in cui il pellegrinaggio doveva partire dallo Stadio Helvia Recina, le 22. E invece c’è stata la schiarita, prima ancora che cominciasse la Santa Messa, presieduta da mons. Jean-Louis Brugues che, celebrando quasi intimidito di fronte a quegli 80 mila “ai blocchi di partenza”, nella sua omelia ha precisato soddisfatto che non si sono mai contati tanti pellegrini.

Dopo la fila infinita alla Comunione, la partenza. Con la frenesia prevedibile e un po’ confusionaria dell’uscita dallo stadio nel cercare il proprio gruppo, nell’aggrapparsi l’uno allo zaino dell’altro per non perdersi e per richiamarsi al clima di preghiera che ci deve essere a un pellegrinaggio. Le prime ore di cammino sono filate via lisce. C’è tempo per festeggiare ogni singolo cartellone fluorescente che segnala i chilometri fatti, si canta con tutto il fiato che si ha, si prega e si ascoltano le testimonianze dei ragazzi della Comunità di Cattarina che scandiscono le pause.
La fatica si regge bene e non si aspetta altro che arrivino le 3, il punto di svolta, quando a ognuno viene data una candela colorata da stringere per sentirsi meno soli. Ma niente di new age, perché non ci sono sentimentalismi quando si guarda l’orologio e ci si rende conto di avere ancora davanti ore e ore di cammino. La forza la si può solo chiedere alla Madonna.

Le ambulanze e i soccorritori fanno quello che devono fare, e i pellegrini in cammino guardano con benevolenza chi non ce la fa, come se prendessero con sé anche le intenzioni di chi si è sentito male. Si va avanti, fino al 23mo chilometro, quando sono le 5 di mattina e l’aurora già sorge. Quando comincia lo sprint finale, il più duro, in salita, il più pregato. Poi finalmente cominciano i tornanti che portano al Santuario di Loreto. Viene chiesto di cantare quel canto insegnato allo Stadio, sembrano passati giorni e invece è stato solo qualche ora prima, lunghissima, quando ci si chiedeva “figurati se avrò ancora forza per cantare”, eppure cantano tutti “pieni di forza, di grazia e di gloria”: il canto proprio di questo pellegrinaggio a piedi Macerata-Loreto. Cantano tutti, fino all’arrivo sotto la cupola del Santuario, dove si trova la casa della Madonna.

Lì, ad aspettare gli 80 mila pellegrini, ci sono frati che imbevono fronde di ulivo nell’acqua benedetta e le rivolgono verso i fedeli stanchi e stremati. Ci sono anche i guardiani delle intenzioni, che raccolgono i foglietti di carta che ognuno ha portato stretto nelle proprie tasche per offrire le proprie preghiere alla Madonna. Foglietti simbolici, perché non è mica un tempio giapponese questo.

Un inchino veloce all’interno della Santa casa e poi finalmente si può dire “ora sono stanco”. Nel viaggio di ritorno in pullman non si parla, non ce n’è più la forza. Ma il giorno dopo, nei propri uffici, quelli che hanno fatto il pellegrinaggio li riconosci subito. Sono quelli che sorridono. Un po’ zoppicanti, certo, ma ancora “pieni di forza, di grazia e di gloria”.