I difetti di un partito che dipende dall'establishment, non ha più un'anima nazionale e territoriale, punta sull'anatema ideologico e ha una segretaria senza senso della storia. Rassegna ragionata dal web
La segretaria nazionale del Pd Elly Schlein alle festa dell'Unità di Castiglione del Lago in Umbria, lo scorso 20 agosto (foto Ansa)
La segretaria nazionale del Pd Elly Schlein alle festa dell'Unità di Castiglione del Lago in Umbria, lo scorso 20 agosto (foto Ansa)
Sulla Zuppa di Porro si scrive: «Quando gli si chiede del futuro del Partito Democratico, Ricolfi è piuttosto pessimista: “[Il PD] è nato storto, ma in corso d’opera si è storto ancora di più”. I motivi sono due: “Primo, perché Giorgia – al di là di quel che si può pensare delle sue idee (e dei suoi imbarazzanti alleati) – è più in gamba e più carismatica di Elly. Secondo, perché il Pd è abituato a divorare i suoi segretari: mi stupirei che, alla prima sconfitta elettorale, non facesse lo stesso con Elly».
Ricolfi coglie il problema centrale del Pd: è nato storto. Quel pasticcione di Walter Veltroni per costruire il Pd ha importato le primarie americane, che Oltreoceano servono a individuare il candidato presidente (cioè una figura che va oltre i confini di partito), per scegliere il segretario del partito, cioè un politico che deve tenere insieme un gru...
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