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La grandezza di Pasolini, ribelle e conservatore

Di Lorenzo Malagola
30 Settembre 2025
Rifiutò la mutazione sociale indotta da tv e mercato di massa prevedendo la cultura liquida che vediamo oggi. Chissà che battaglie avrebbe condotto contro la “cancel culture”
Pier Paolo Pasolini in una stanza, ritratto in bianco e nero con camicia chiara, foulard al collo e fascia al braccio, in piedi davanti a una finestra con tende e un mobile su cui sono poggiati fiori e un corno ornamentale
Pier Paolo Pasolini (foto Ansa)

A cinquant’anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini – la cui vita trovò un tragico epilogo sulle spiagge di Ostia in una notte di inizio novembre del 1975 – sta avvenendo un grave processo collettivo di dimenticanza per uno dei più grandi intellettuali della nostra storia recente. Troppo grandi le verità che aveva svelato su quello che eravamo e che saremmo diventati, troppo grandi le contraddizioni racchiuse nel suo pensiero e nella sua condotta di vita. E noi il “troppo grande” non lo sappiamo gestire, ci disorienta. Immergendosi nella sua vasta produzione letteraria e cinematografica, si scopre invece un artista a cui guardare con occhi liberi, senza cedere allo scandalo o alla pretesa di definirlo. Era inquieto, tormentato, mosso da uno straordinario vitalismo, non certo irretito di fronte alle domande più profonde sulla vita. Per questo, forse, alcuni giovani di Comunione e Liberazione, colpiti dai suoi scritti così anticonformisti sul Corriere della Sera, avevano provato a conosce...

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