Parità per gli insegnanti delle paritarie

Ci vorrebbe una reale autonomia scolastica in grado di sconfiggere il soffocante monopolio statale che oggi vige in Italia

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Caro direttore, come ogni anno a partire dal 2014 la fondazione Agnelli attraverso il portale Eduscopio ha reso noto la classifica delle scuole superiori di Milano e Provincia considerando i risultati di 1.255.000 di diplomati in oltre 7.000 scuole.

La classifica conferma in buona parte i risultati dello scorso anno e ai primi posti compaiono molte scuole paritarie come, ad esempio, la Alexis Carrel per il liceo classico e il Sacro Cuore per il liceo artistico, mentre per il liceo scientifico rimane in testa lo statale Volta e per il liceo linguistico il Virgilio. Ad una prima lettura i risultati confermano la buona salute delle scuole superiori lombarde sia statali sia paritarie e addirittura confermano che a Milano l’indice di occupazione dei diplomati delle superiori è più alto dello scorso anno.

Inoltre, i risultati della ricerca smontano il radicato pregiudizio che, rispetto alle statali, la scuole paritarie siano di serie B sovente identificate come diplomifici a pagamento o come dispensatrici di servizi di bassa qualità. I dati dimostrano anche che è possibile sia per le statali sia per le paritarie coniugare inclusività e merito e raggiungere obiettivi comuni come buone competenze, poche bocciature e minore selettività.

Purtroppo in tale positivo contesto è doveroso sottolineare un “vulnus” che discrimina pesantemente gli insegnanti delle scuole paritarie come ricorda Concita De Gregorio nel suo blog su Repubblica dello scorso 13 ottobre. La giornalista riporta l’intervento di un di un professore di lettere che, pur insegnando da trent’anni in scuole paritarie italiane, non può partecipare al prossimo concorso speciale abilitante (Pas) indetto dal Miur poiché l’iscrizione è preclusa agli insegnanti precari che lavorano in scuole paritarie.

Il docente legittimamente si domanda: “Che cosa si intende oggi per scuola paritaria quando gli insegnanti che vi lavorano non hanno alcun riconoscimento di parità?”. E ancora: “Se la scuola paritaria svolge un servizio pubblico quale riconoscimento c’è per gli insegnanti?”.

È stridente il contrasto con l’Art.3 della legge Berlinguer del 2000 in cui si afferma: “Alle scuole paritarie private è assicurata piena libertà per quanto concerne l’orientamento culturale e l’indirizzo pedagogico-didattico”. A chi spetta se non agli insegnanti di attuare tali indirizzi? Come sarà possibile darne degna attuazione con normative così discriminanti?

Domande complesse a cui potrebbe dare risposta l’attuazione di una reale autonomia scolastica in grado di sconfiggere il soffocante monopolio statale che oggi vige in Italia.

Per ora constatiamo che pregiudizi non confermati da dati di realtà e discriminazioni che minano la libertà di insegnamento non rendono giustizia alla scuola paritarie e non rendono certamente un buon servizio alla tanto conclamata ma mai attuata libertà di educazione nelle scuole italiane.

Marinella Senn