Il Papa: «Un cristiano non può essere antisemita. Ebrei e cattolici insieme per la dignità dell’uomo»

Papa Francesco: «L’umanità ha bisogno della nostra comune testimonianza in favore del rispetto dell’uomo e della donna creati a immagine di Dio»

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Papa Francesco questa mattina ha ricevuto in udienza una delegazione dei responsabili del Comitato ebraico internazionale per le Consultazioni interreligiose (International Jewish Committee on Interreligious Consultations). Si tratta del primo incontro del Santo Padre con un gruppo ufficiale di rappresentanti di organizzazioni e comunità ebraiche. Tuttavia, durante il suo ministero come arcivescovo di Buenos Aires, Bergoglio – come ha ricordato lui stesso – aveva già «avuto la gioia di mantenere relazioni di sincera amicizia con alcuni esponenti del mondo ebraico».

SFIDA COMUNE AL SECOLARISMO. «Abbiamo conversato spesso circa la nostra rispettiva identità religiosa, l’immagine dell’uomo contenuta nelle Scritture, le modalità per tenere vivo il senso di Dio in un mondo per molti tratti secolarizzato», ha raccontato Papa Francesco rammentando i sui incontri con i rappresentanti della comunità ebraica argentina. «Mi sono confrontato con loro in più occasioni sulle comuni sfide che attendono ebrei e cristiani. Ma soprattutto, come amici, abbiamo gustato l’uno la presenza dell’altro, ci siamo arricchiti reciprocamente nell’incontro e nel dialogo, con un atteggiamento di accoglienza reciproca, e ciò ci ha aiutato a crescere come uomini e come credenti». Il Pontefice ha detto che «queste relazioni di amicizia costituiscono per certi aspetti la base del dialogo che si sviluppa sul piano ufficiale», poi si è rivolto ai delegati del Comitato per incitarli a proseguire il cammino: «L’umanità ha bisogno della nostra comune testimonianza in favore del rispetto della dignità dell’uomo e della donna creati ad immagine e somiglianza di Dio, e in favore della pace che, primariamente, è un dono suo».

FRATELLI MAGGIORI. Durante l’incontro il Santo Padre si è richiamato alla dichiarazione Nostra Aetate del Concilio Vaticano II, «un punto di riferimento fondamentale» per la Chiesa cattolica nel rapporto con il popolo ebraico. «Attraverso le parole del testo conciliare la Chiesa riconosce che “gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già, secondo il mistero divino della salvezza, nei Patriarchi, in Mosè e nei Profeti”. E, quanto al popolo ebraico, il Concilio ricorda l’insegnamento di San Paolo, secondo cui “i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili”, ed inoltre condanna fermamente gli odi, le persecuzioni, e tutte le manifestazioni di antisemitismo. Per le nostre radici comuni, un cristiano non può essere antisemita!».

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