Papa Francesco e il «mistero meraviglioso di Dio» che «preferisce i più peccatori»

L’omelia del Pontefice alla Messa a Santa Marta: il Signore non si capisce con l’intelligenza, servono contemplazione, vicinanza e abbondanza

Papa Francesco nell’omelia della Messa di questa mattina alla Casa Santa Marta ha commentato il brano della lettera di san Paolo ai romani spiegando che per entrare nel mistero di Dio non basta l’intelligenza, ma servono tre parole: contemplazione, vicinanza, abbondanza.

CONTEMPLAZIONE. Il mistero di Dio, ha detto il Pontefice, è «un mistero meraviglioso». Un mistero che però «si capisce in ginocchio, nella contemplazione. Non soltanto con l’intelligenza. Quando l’intelligenza vuole spiegare un mistero, sempre – sempre! – diventa pazza! E così è accaduto nella storia della Chiesa. La contemplazione: intelligenza, cuore, ginocchia, preghiera… tutto insieme, entrare nel mistero. Quella è la prima parola che forse ci aiuterà».

VICINANZA. La seconda parola necessaria agli uomini che desiderano entrare nel mistero è “vicinanza”, ha proseguito il Santo Padre. «Un uomo ha fatto il peccato, un uomo ci ha salvato. È il Dio vicino!». Dio, ha insistito papa Francesco, è «vicino a noi, alla nostra storia». E questo era vero tanto per gli ebrei («quando ha scelto nostro Padre Abramo, ha camminato con il suo popolo») quanto per i cristiani, il cui Signore, Gesù Cristo, fa «un lavoro di artigiano, di operaio». «A me – ha detto il Pontefice – l’immagine che viene è quella dell’infermiere, dell’infermiera in un ospedale: guarisce le ferite ad una ad una, ma con le sue mani. Dio si coinvolge, si immischia nelle nostre miserie, si avvicina alle nostre piaghe e le guarisce con le sue mani, e per avere mani si è fatto uomo. È un lavoro di Gesù, personale. Un uomo ha fatto il peccato, un uomo viene a guarirlo. Vicinanza. Dio non ci salva soltanto per un decreto, una legge; ci salva con tenerezza, ci salva con carezze, ci salva con la sua vita, per noi».

ABBONDANZA. Infine l’abbondanza. «Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia», ha ricordato il Santo Padre. Dunque «si capisce quella preferenza di Gesù per i peccatori», poiché «ognuno di noi sa le sue miserie, le conosce bene. E abbondano!», ma «la sfida di Dio» è proprio «vincere questo, guarire le piaghe, fare quel regalo sovrabbondante del suo amore, della sua grazia». Il peccato abbondava anche nel cuore di quelli che hanno incontrato Cristo, ha spiegato il Pontefice, «ma Lui andava da loro con quella sovrabbondanza di grazia e di amore. La grazia di Dio sempre vince, perché è Lui stesso che si dona, che si avvicina, che ci accarezza, che ci guarisce. E per questo – ma forse ad alcuni di noi non piace dire questo – quelli che sono più vicini al cuore di Gesù sono i più peccatori, perché Lui va a cercarli, chiama tutti: “Venite, venite!”. E quando gli chiedono una spiegazione, dice: “Ma, quelli che hanno buona salute non hanno bisogno del medico; io sono venuto per guarire, per salvare”». Per quanto sia difficile capire con l’intelligenza questo mistero, ha osservato in conclusione papa Francesco, «come possiamo diffidare di un Dio così vicino, così buono, che preferisce il nostro cuore peccatore?».