Il Santo Padre all’Angelus: «La misericordia del Signore è più grande dei pregiudizi»

Papa Francesco ha parlato ai fedeli in Piazza San Pietro della Samaritana: «Gesù non l’ha giudicata, ma l’ha fatta sentire considerata, riconosciuta, suscitando in lei il desiderio di andare oltre la routine quotidiana». Così le ha cambiato la vita

«La misericordia del Signore è più grande dei pregiudizi». Lo ha detto papa Francesco oggi all’Angelus in Piazza San Pietro, quando ha parlato dell’incontro tra Gesù e la Samaritana, raccontato nel Vangelo di questa domenica. La «semplice richiesta di Gesù» (“Dammi da bere”), ha spiegato il Pontefice, che ha «meravigliato» persino i discepoli, «è l’inizio di un dialogo schietto, mediante il quale Lui, con grande delicatezza, entra nel mondo interiore di una persona alla quale, secondo gli schemi sociali, non avrebbe dovuto nemmeno rivolgere la parola. Ma Gesù lo fa, eh! Gesù non ha paura – ha aggiunto il Santo Padre –, Gesù quando vede una persona va avanti, perché ama. Ci ama tutti. Non si ferma mai davanti ad una persona per pregiudizi!».

UN INCONTRO CHE CAMBIA LA VITA. Papa Francesco ha proseguito descrivendo come Gesù è stato di fronte alla situazione della Samaritana, «non giudicandola ma facendola sentire considerata, riconosciuta, e suscitando così in lei il desiderio di andare oltre la routine quotidiana». Quella di Gesù, infatti, ha spiegato il Papa, «era sete non tanto di acqua, ma di incontrare un’anima inaridita»; Gesù «aveva bisogno di incontrare la Samaritana per aprirle il cuore: le chiede da bere per mettere in evidenza la sete che c’era in lei stessa». E la donna, che «rimane toccata da questo incontro – ha detto il Pontefice –, rivolge a Gesù quelle domande profonde che tutti abbiamo dentro, ma che spesso ignoriamo». E ha aggiunto: «Anche noi abbiamo tante domande da porre ma non troviamo il coraggio di rivolgerle a Gesù! La Quaresima, cari fratelli e sorelle, è il tempo opportuno per guardarci dentro, per far emergere i nostri bisogni spirituali più veri, e chiedere l’aiuto del Signore nella preghiera», chiedere, sull’esempio della Samaritana, «l’acqua che ci disseterà in eterno». Perché Gesù, ha spiegato papa Francesco, è «Uno che alla Samaritana ha cambiato la vita, perché ogni incontro con Gesù ci cambia la vita. Sempre. È un passo più avanti, un passo più vicino a Dio».

LA GIOIA DELLA TESTIMONIANZA. In questo Vangelo, ha poi fatto notare il Papa, troviamo anche noi lo stimolo a «lasciare la nostra anfora», come ha fatto la Samaritana, «che corse in città per raccontare la sua esperienza straordinaria». L’anfora, infatti, è il simbolo di tutto ciò che «apparentemente è importante, ma che perde valore di fronte all’amore di Dio». E «tutti ne abbiamo una o più di una», ha detto il Papa, che poi ha aggiunto: «Io domando a voi, anche a me: “Qual è la tua anfora interiore, quella che ti pesa, quella che ti allontana da Dio?” Lasciamola un po’ da parte e col cuore sentiamo la voce di Gesù che ci offre un’altra acqua, un’altra acqua che ci avvicina al Signore». Perché noi, è l’invito che il Papa ha rivolto ai 40 mila fedeli in piazza, «siamo chiamati a riscoprire l’importanza e il senso della nostra vita cristiana, iniziata nel Battesimo e, come la Samaritana, a testimoniare la gioia dell’incontro con il Signore». Per questo, dopo l’Angelus, il Papa ha fatto ripetere ai fedeli in Piazza queste parole: «Ogni incontro con Gesù ci cambia la vita e ogni incontro con Gesù ci riempie di gioia».

LA FESTA DEL PERDONO. Infine, dopo aver ricordato la ricorrenza della Giornata Mondiale della Tubercolosi, invitando a pregare «per tutte le persone colpite da questa malattia, e per quanti in diversi modi le sostengono», papa Francesco ha annunciato che venerdì e sabato prossimi si vivrà «uno speciale momento penitenziale», chiamato «24 ore per il Signore» che inizierà con la Celebrazione nella Basilica di San Pietro. «Possiamo chiamarla, la festa del perdono, che avrà luogo anche in molte diocesi e parrocchie del mondo». Perché, ha concluso il Santo Padre, «il perdono che ci dà il Signore si deve festeggiare, come ha fatto il padre della parabola del figliol prodigo, che quando il figlio è tornato a casa ha fatto festa, dimenticandosi di tutti i suoi peccati».