Paolo Perrone è il sindaco più amato d’Italia: «Cucino, lavo, stiro, apparecchio»

Né De Magistris né Renzi, è il primo cittadino di Lecce a raccogliere più consensi. Un tipo originale, come testimoniato dalle sue campagne elettorali

Paolo Perrone (Pdl) è il sindaco più amato d’Italia. Appena pubblicato, il consueto sondaggio semestrale di Datamonitor sui primi cittadini più apprezzati dello Stivale ha lasciato molti di stucco. Risultati davvero diversi rispetto a quelli del 2012, che avevano visto tra i “sinda-star” Luigi De Magistris (65 per cento), Piero Fassino (61) e Matteo Renzi (58,4) che ora si ritrovano in mezzo alla classifica (De Magistris diciannovesimo con il 59,6 per cento, Fassino ventesimo, con il il 59,2, e Renzi trentesimo con il 56,1).
Ora la fascia di più amato va ad un sindaco del centrodestra e supermeridionale. Il primo cittadino di Lecce sale sulgradino più alto del podio: 64 per cento degli apprezzamenti, anche se al secondo mandato. Ha battuto i primi cittadini di centrosinistra Mario Lucini di Como e Vincenzo De Luca di Salerno.

«SONO ALTO, BRIZZOLATO E STIRO». Perrone, 46 anni, è sindaco dal 2007. Laureato alla Bocconi in Economia aziendale, ha preso un diploma di International Business Program alla School of economics di Stoccolma, e uno all’École des hautes études commerciales di Parigi, poi è tornato in Puglia per insegnare alla facoltà di Giurisprudenza a Lecce, e fare l’amministratore delegato di una società della grande distribuzione. Nel 1998 entra in politica come consigliere comunale, poi Adriana Poli Bortone lo vuole come suo vicesindaco e assessore, infine si candida e viene eletto al primo turno (56,2 per cento), vittoria confermata l’anno scorso (64,3 per cento). In modo più ufficiale si potrebbe descrivere così il primo cittadino più amato d’Italia. Oppure, essendo Perrone un tipo fuori dagli schemi, si possono usare le parole che ha usato lui stesso nei manifesti dell’ultima campagna elettorale: «Ciao casalinga leccese. Sono Paolo. Alto, brizzolato, slanciato, tennista. Cucino, lavo, stiro, apparecchio». Un uomo da sposare insomma: «Se vuoi conoscermi, spesso sono in Comune. Astenersi perditempo. P.s. Si accettano anche comuniste».

IN MUTANDE. Persino la sua avversaria di centrosinistra, Loredana Capone, è dovuta scendere sullo stesso terreno di guerra, e replicare con manifesti così: «Paolo Perrone è certamente un bell’uomo, usciteci pure a cena, corteggiatelo, fatelo sentire speciale. Saprà stirare e cucinare, ma non è molto bravo con la gestione della cassa: i conti del Comune li conoscete tutti, sono disastrosi. Care casalinge, Paolo Perrone è l’uomo ideale per passare una sera, ma se dovete scegliere il sindaco, meglio lasciar perdere. Uscite con lui, e governate con me». Invece le leccesi l’hanno votato in massa, come si è visto. D’altra parte, forse nel loro immaginario è rimasta impressa un’immagine, quella dei cartelloni della prima campagna elettorale, in cui Perrone si mostrò come mamma l’ha fatto, a parte un paio di slip neri: sul sito, all’epoca, escogitò un giochino cliccatissimo. Passando il mouse sulla sua foto da vestito, lo si “spogliava” e vedeva sotto tutti i profili. Fronte, laterale e retro. Un successone.

«MI VOGLIONO BENE». «È una conferma che i leccesi mi vogliono bene, abbiamo instaurato un rapporto franco e aperto. Ci sono state, non lo nego, decisioni difficili da prendere, ma la cosa fondamentale è spiegare sempre le ragioni di ogni operazione» è stato il commento di Perrone al sondaggio Datamonitor. «Non posso negare di essere contento per il risultato ottenuto, anche se non mi esalto quando le classifiche mi portano in alto, così come non mi sono abbattuto quando mi hanno portato in posizioni più basse della classifica. È una soddisfazione grande, anche se è una delle poche in momenti come questi. Se da un lato, infatti, aumentano i bisogni e le esigenze dei cittadini, dall’altra diminuisce la possibilità dei sindaci di fronteggiare i problemi e individuare soluzioni concrete».
In questo momento Perrone sta affrontando una drastica spending review al Comune, con l’obiettivo di recuperare dai tagli 5 milioni e mezzo di euro, pari a quelli tolti dal Governo nazionale con la sua spending review. Il “piano per la città” prevede che ai 560 impiegati comunali (compresi i vigili) siano tagliati 500 mila euro dai “progetti-obiettivo”, dalla formazione e dalle indennità di risultato. Altri 330 mila euro saranno tagliati da stipendi di alti funzionari e dirigenti (in media 15-20 mila euro a testa). Tagli anche ai nuovi appalti per la raccolta rifiuti (2 milioni di euro in meno, rispetto ai 15 previsti in partenza), e ai costi di gestione dell’impianto di smaltimento rifiuti.