Pakistan, musulmani impediscono ai cristiani di andare in chiesa. «È nel vostro interesse»

Con la complicità della polizia e con la scusa dell’assenza di sicurezza, i musulmani locali hanno obbligato 40 famiglie cristiane a disertare la chiesa e a venderla o smantellarla.

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Quaranta famiglie cristiane evangeliche nel villaggio pakistano Chak 336, vicino a Faisalabad in Punjab, non possono più tenere funzioni nella propria chiesa da Natale. I musulmani dell’area li hanno infatti costretti a non entrare più nell’edificio, che ora dovranno vendere o almeno smantellare completamente, eliminando ogni simbolo cristiano.

ACCORDO CAPESTRO. La chiesa appartenente al gruppo Full Gospel Assemblies è stata costruita nel 2012 sul terreno donato da un cristiano, Rafiq Masih. Ma nel dicembre del 2017, spiega a World Watch Monitor un cristiano dell’area, «i musulmani del villaggio ci hanno denunciato e ci hanno costretti, con la complicità della polizia, a firmare un accordo in base al quale non possiamo più utilizzare la chiesa, altrimenti verremo perseguiti. Allo stesso modo, non possiamo neanche tenere funzioni in casa».

LA SCUSA DELLA SICUREZZA. La polizia ha appoggiato l’iniziativa dei musulmani, dal momento che la chiesa non è registrata ufficialmente e di conseguenza non può essere protetta la domenica, come previsto dai nuovi regolamenti contro il terrorismo. Secondo gli agenti, a queste condizioni è nell’interesse dei cristiani smettere di professare la loro fede nel villaggio. Il 2 giugno, dopo un nuovo incontro davanti alla polizia locale, «ci hanno ordinato di demolire la chiesa e ci hanno promesso che ci daranno in cambio un fazzoletto di terra al di fuori del villaggio dove costruire un nuovo edificio. Ma non ci hanno lasciato neanche un pezzo di carta nel quale garantiscano che ci daranno questo terreno. Inoltre, chi pagherà la nuova chiesa?».

«NON È LEGALE». Davanti alle proteste dei cristiani, il vice soprintendente del distretto ha ammesso che «tutto questo non è legale, risolveremo la questione in modo amichevole». Ad oggi non è ancora stato fatto nulla e la comunità è preoccupata dal momento che è composta soprattutto da lavoratori poveri impiegati nelle fabbriche di mattoni. «Noi non vogliamo causare problemi a nessuno», ha dichiarato il presidente del gruppo protestante, Liaquat Qaiser. «Se i musulmani non vogliono che preghiamo tra di loro, dovrebbero fornirci un luogo alternativo. Siamo poveri e non abbiamo le risorse per comprare della terra e o per costruire un’altra chiesa».

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