Pakistan, McDonald’s gli vieta di sedersi di fianco alla moglie. «Rovina l’atmosfera familiare islamica»

È successo domenica scorsa a Karachi a Noman Ansari, imprenditore e blogger: «Anche in Arabia Saudita potevo sedermi di fianco a mia moglie. Che cosa sta succedendo al mio paese?».

«Mi dispiace, signore, questo è un ristorante per famiglie e lei non può sedersi di fianco a sua moglie». Questa è la frase che Noman Ansari, imprenditore che cura un blog sul giornale pakistano “The express tribune”, si è sentito rivolgere domenica scorsa da un inserviente del McDonald’s a Karachi, in Pakistan.

«PEGGIO DELL’ARABIA SAUDITA». Il motivo è presto detto: «Per la politica di McDonald’s in Pakistan le coppie non possono sedersi uno di fianco all’altra, questo rovinerebbe l’atmosfera familiare islamica del nostro ristorante». Così Ansari è stato invitato a sedersi di fronte a sua moglie. Le sue proteste con i responsabili del McDonald’s non sono valse a nulla, neanche quando ha detto che perfino «in Arabia Saudita mi hanno permesso di farlo».

COME SE CI FOSSE LA SHARIA. In Pakistan l’islam è la religione di Stato, come dichiara l’articolo 2 della Costituzione, e il Corano è la «fonte di guida nella promulgazione delle leggi». Non vige però la sharia e «lo Stato salvaguarda i diritti legittimi e gli interessi delle minoranze», come recita l’articolo 36 della Costituzione. Per questo, nonostante in Pakistan il 96 per cento della popolazione sia musulmana, non c’è nessun divieto di legge, al contrario di paesi come l’Arabia Saudita, che vieti comportamenti quali sedersi di fianco alla propria moglie in pubblico.

«SERVE UN ISLAM MODERATO». Ed è per questo che Ansari ha protestato: «Non è colpa degli inservienti, ma di McDonald’s Pakistan» che cede alle pressioni dei musulmani più integralisti. L’imprenditore ha concluso così il post in cui raccontava gli spiacevoli fatti: «Non so cosa stia succedendo al mio paese, ma è giunto il momento di avere un movimento islamico moderato in Pakistan. L’ho detto tempo fa e continuerò a ripeterlo».