Pakistan. Asia Bibi è in prigione da 1.500 giorni perché ha rifiutato di convertirsi all’islam

La madre cattolica di 49 anni, accusata falsamente di blasfemia, è stata condannata a morte in primo grado. SI attende il processo di appello

Oggi è un triste anniversario: da ben 1.500 giorni Asia Bibi si trova in carcere per false accuse di blasfemia. La mamma cattolica di 49 anni, colpevole di aver bevuto nella stessa tazza di una musulmana e di avere rifiutato la conversione all’islam, è stata condannata a morte in primo grado e si attende il processo di appello.

(scarica qui il taz&bao con l’appello in sua difesa)

«MI INDEBOLISCO». Nella prima metà di giugno la donna è stata trasferita dal carcere di Sheikhupura alla prigione femminile di Multan, che è lontana oltre sei ore di viaggio per i familiari, che la vanno a trovare in incognito temendo di essere scoperti e visti dai fondamentalisti. A chi la va a trovare Asia Bibi chiede di pregare: «Vi prego di fare tutto il possibile per la mia libertà. Sono forte, ma mi indebolisco giorno dopo giorno».

NON SOLO ASIA BIBI. Quello di Asia Bibi continua a non essere l’unico caso di cristiani perseguitati in Pakistan a causa dell’infausta legge nera sulla blasfemia. La giovane Rimsha Masih, dopo essere stata scagionata, è stata costretta a emigrare in Canada. E la stessa sorte potrebbe toccare anche ad altre due donne e alla loro famiglia. In un villaggio della provincia meridionale del Sindh, un possidente locale musulmano ha cercato di rapire la cattolica Nazia Masih per sposarla e convertirla. Il vescovo locale e la sua famiglia ne ha preso le difese e ora, insieme alla zia, suor Marie Khurshid, si trova in pericolo di vita essendo nel mirino dei fondamentalisti.