Ostellino: certi magistrati hanno «una forma mentale autoritaria». Sono convinti di possedere la Verità

Fra i togati c’è chi ha la «presunzione, corporativa e sbagliata, che vincere un concorso pubblico conferisca una funzione etica di “raddrizzare il legno storto dell’umanità”»

Oggi, sul Corriere della Sera, Piero Ostellino, risponde a un magistrato indignato per l’opinione espressa dal giornalista sul processo Unipol nel quale Silvio Berlusconi è stato condannato a 1 anno di carcere.

VIOLAZIONI DIFFERENTI. Ostellino aveva segnalato l’anomalia delle violazioni di segreto d’ufficio in Italia, dove l’unica condanna degna di nota in questi anni è stata comminata alla vittima per eccellenza della divulgazione illecita di intercettazioni, ovvero Berlusconi. Secondo il magistrato, Ostellino «insinua che la Procura e in particolare il sottoscritto… si comportino diversamente a seconda di chi siano le persone danneggiate dal reato di rivelazione di segreto d’ufficio». Opinione offensiva? Per Ostellino non è un’opinione dire che ci sono violazioni di segreto d’ufficio “differenti”, bensì la sintesi di tanti «dati di fatto per accertare i quali basta scorrere le cronache giudiziarie degli ultimi anni». «Trasformare i fatti in opinioni e in insinuazioni e definirle “offensive” del sistema di potere costituito è tipico dei regimi totalitari», spiega. «“Piove” diventa “governo ladro” e il meteorologo finisce nei guai».

PROCESSO ALLE OPINIONI. «Non ce l’ho affatto con la magistratura – prosegue Ostellino – ce l’ho (solo) con la convinzione di certi magistrati (attenzione: certi magistrati, non tutti) che la Verità, quella con la V maiuscola, sia ciò che essi sostengono non solo nelle sentenze, ma nel corso di un qualsiasi discussione, che trasformano volentieri in un processo a chi non è della loro opinione». Non un riflesso condizionato del mestiere che fanno – sottolinea l’editorialista del Corriere della Sera – ma una forma mentale autoritaria».
C’è, fra i magistrati, afferma Ostellino, chi «si ritiene il solo e autentico depositario della verità, con la v minuscola, perché è la sua» e perché ha la «presunzione, corporativa e sbagliata, che vincere un concorso pubblico conferisca la funzione etica di “raddrizzare il legno storto dell’umanità”».

CITTADINI FASCISTI. «Anche il peggiore dei criminali, in uno Stato di diritto – spiega l’editorialista – deve essere giudicato, con tutte le garanzie dell’Habeas corpus, per ciò che ha fatto, non per quello che la parte dell’opinione pubblica ad esso politicamente avversa pensa». Non è così per «un bel numero di italiani», i quali, conclude Ostellino, «sono cittadini di un Paese che, malgrado si dichiari enfaticamente “laico, democratico, antifascista”, è rimasto, in gran parte, culturalmente e psicologicamente fascista».