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Ora l’iPhone moralizza anche il tempo perso con l’iPhone

giugno 5, 2018 Caterina Giojelli

App contro la dipendenza da app. Ora per promuovere un uso responsabile della tecnologia gli sviluppatori puntano a tecnologizzare anche l’ultimo brandello di esperienza umana: il tempo perso

Apple contro la dipendenza da iPhone. Un po’ come la Philip Morris che vuole trasformare la Giornata mondiale senza tabacco in una Giornata mondiale senza fumo (leggi: promuovere i suoi nuovissimi prodotti a tabacco riscaldato come alternativa alla sigaretta tradizionale). Ieri è iniziata la Worldwide Developers Conference di Apple a San Jose e stando a Bloomberg, ripreso dall’Ansa, una delle novità presentate sarà proprio questa: al prossimo aggiornamento del sistema operativo di iPhone e iPad, iOS 12, la compagnia di Cupertino renderà disponibili una serie di strumenti per monitorare ore e minuti passati a usare lo smartphone e le sue applicazioni. Capirai la novità, i contatempo esistono già da tempo, ma questa volta c’è di più, c’è il gagliardetto dell’«uso responsabile» della tecnologia: anche Google ha annunciato che il suo prossimo sistema operativo per smartphone e tablet avrà uno strumento di gestione del tempo e Instagram introdurrà il suo cronometro. Tutti tranquilli? Manco per niente.

APP PER IL REHAB. Non c’è fine alla noiosissima morale della favola dell’uso responsabile, né all’approvvigionamento di risorse utili ai professionisti del controllo, la prima, la più preziosa, la più fruttuosa, ricordiamolo, è sempre l’entusiastica partecipazione e collaborazione degli stessi controllati. Massima trasparenza, minimo sforzo: del resto, ora che c’è un app per tutto – anche per calcolare il rimbambimento di un popolo di utenti che ha già detto tutto di sé contando like, passi, calorie, battiti, dibattiti, ovulazione, stelle Michelin, e per scoprire quanto tempo ha sprecato per farlo –, ci sono già anche le misure per il rehab. Basta solo volerlo. Se non fosse tragico, ci sarebbe da ridere: dopo la privacy, la coscienza scientifica punta a colonizzare quel che resta dell’esperienza umana – il tempo, anche quello perso – per disciplinarlo e renderlo sempre più perfettamente “contenuto tecnologico”, misurabile e quindi controllabile, ma non potremmo limitarci a riassumere il tutto in un alert “guarda quanto sei pirla?”.

PIANTE VIRTUALI ED EXTRATERRESTRI. E invece no, invece esistono app per disintossicarci dalle app, il Corriere ne ha proposta una carrellata qualche giorno fa e così scopriamo che oltre ai classici silenziatori di notifiche temporanei, esiste anche Forest, gratuita per iOS e Android: “Pianta un albero e torna a lavorare”, perché ogni minuto trascorso in astensione dal cellulare contribuisce alla crescita di una “foresta virtuale” (sic!). Esiste BlackOut, la punti come una sveglia e per 4 ore il cellulare sta in stato vegetativo, ed esiste Digital Detox Challenge: dal livello easy al livello gran master, gli atleti della disintossicazione dovranno pagare fio (qualche centesimo di euro) ogni volta che sgarrano e cedono al collegamento. E poi c’è Social Fever, un persuasore di azioni reali per contrastare quelle virtuali: «Possiamo scegliere tra una camminata, l’ascolto di musica, la lettura o altre attività. Questi momenti vengono monitorati e a fine giornata l’app ci dice quanto tempo abbiamo speso “bene” e quanto sui vari social o sulle mail di lavoro». O Space, che con una ambientazione extraterrestre dovrebbe distrarci dalle notifiche dei social e che permette di creare “una famiglia spaziale” per condividere i propri risultati di astinenza con amici e parenti. E c’è Noisli, che seleziona motivetti colorati, sonori e rilassanti che dovrebbero farci dimenticare di avere lo smartphone che riproduce gli stessi motivetti a portata di mano. E così anche il tempo dei perditempo ottimizzato e domato dalla coscienza scientifica svapora al sole della tecnologia come tabacco in una sigaretta elettronica.

Foto Ansa

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