Ora gli industriali Usa della marijuana hanno un problema: gli effetti pesanti della droga “leggera”

Al Marijuana Investor Summit di Denver si sono delineate prospettive allettanti per il mercato miliardario della cannabis legale. Ma non tutti i conti tornano

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Si sono riuniti per la prima volta per mettere a punto le strategie industriali, di marketing e di lobbying politica, nella capitale simbolo del nuovo business miliardario americano che sta attirando centinaia di imprenditori. Sì, perché il mercato della marijuana legale vale già miliardi di dollari. Si chiama Marijuana Investor Summit la grande convention che a fine aprile ha visto accorrere a Denver, Colorado, oltre 800 persone provenienti da tutti gli Stati Uniti, una tre giorni dedicata a dubbi e speranze di uomini di affari interessati a investire in un campo del tutto nuovo, ma che secondo le stime vale già 3 miliardi di dollari e che in un solo anno è cresciuto più di ogni altro settore dell’economia Usa.

«SALTATE SUL TRENO». Sono già 23 gli stati americani che hanno legalizzato la cannabis in qualche forma, e secondo David Friedman, direttore del Marijuana Investor News, co-sponsor dell’evento, è questo «il momento per posizionarsi nel mercato». Già, perché «non appena l’erba sarà legalizzata a livello federale e quindi sarà commercializzata fra gli Stati, le grandi compagnie con grossi fondi a disposizione – l’industria del tabacco e dell’alcol – prenderanno il nostro posto», ha spiegato, sicuro che prima o poi l’America assisterà a una “svolta” anche in questo senso. Fra i partecipanti c’era anche Dooma Wendschuh, facoltoso ex imprenditore dei videogiochi, passato al campo della cannabis nel novembre del 2012 quando il Colorado l’ha liberalizzata, «perché ho capito che le cose sarebbero cambiate per sempre. Il treno era partito e a quel punto o eri sul treno oppure sui binari».

EFFETTI INDESIDERATI. Proprio Wendschuh ha il merito di avere confermato, sebbene involontariamente, quanto possano essere dannosi per l’organismo umano gli effetti di una droga che la maggior parte dei suoi colleghi non esita invece a definire “leggera”. Illustrando un progetto di ricerca ispirato da suo padre e suo nonno (entrambi chimici organici) e inteso proprio a studiare e prevedere nei dettagli tali effetti, Wendschuh ha confessato alla giornalista del New Yorker Sara Davison: «Il nostro scopo è quello di eliminare gli effetti indesiderati dell’erba, come la fame compulsiva o la paranoia». La stessa cronista nell’articolo racconta di aver provato un prodotto a base di cannabis dell’azienda di Wendshuh, passando da uno stato di euforia iniziale a una fase di depressione. «Sì, ci dobbiamo ancora lavorare su», commenta l’imprenditore. «Stiamo cercando di rendere la [prima] sensazione costante». E nel caso in cui il suo team non riuscisse a eliminare i fastidiosi “effetti collaterali”? «Se non avremo successo su questo preciso particolare, allora avremo fallito». Anche se, certamente, «potrebbe volerci più tempo di quanto abbiamo previsto».

LA LOBBY PROCEDE. In ogni caso l’attività di lobbying continua. Il Washington Times ha raccontato che la settimana successiva al summit di Denver, il network di industriali della cannabis si era già riunito nuovamente in un ristorante storico vicino alla Casa Bianca per parlare di politica, questioni fiscali, sensibilizzazione dei media.

Foto Ansa