Se l’Onu “si dimentica” i nomi ebraici dei luoghi sacri di Gerusalemme

L’Unesco (l’agenzia Onu per la cultura) si è attirata le critiche internazionali per aver indicato il Monte del Tempio usando solo i riferimenti islamici

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È passato quasi un mese da una controversa risoluzione approvata dall’Unesco contro le «aggressioni» israeliane e il polverone sollevato non si è ancora sedato. L’organizzazione dell’Onu, più che per la condanna nei confronti di Tel Aviv, si è attirata le critiche internazionali per aver indicato il Monte del Tempio usando solo i riferimenti sacri all’islam (al-Aqsa e al-Haram al-Sharif).

ITALIA ASTENUTA. Trentatré paesi si sono schierati a favore della risoluzione proposta dell’Autorità nazionale palestinese, 17 si sono astenuti, tra i quali l’Italia, mentre Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Paesi Bassi si sono opposti. Anche la Francia ha votato a favore, suscitando veementi critiche da parte del Gran rabbino di Francia e del ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve, intervenuto lunedì.

MONTE DEL TEMPIO. Il “Monte del Tempio” è il luogo più sacro dell’ebraismo, quello che ospitò il Tempio costruito da Salomone e distrutto dai romani. Il luogo è riverito anche dai musulmani, arrivati solo molti secoli dopo, ed è attualmente retto da uno status quo che regola luoghi e orari di visita per ebrei e musulmani.

«NEGAZIONE DI EVIDENZE STORICHE». Per Repubblica, «cancellare con una furbizia politico-diplomatica il ricamo linguistico e spirituale di Gerusalemme non è solo una goffa negazione delle evidenze storiche ma una forzatura che lede, sul piano lessicale, lo “status quo”» e «nega il punto del mondo che lega Israele alla Terra». Non a caso, in tanti si sono già mossi per «ottenere una rettifica necessaria per impedire che dal luogo in cui Dio rifiutò il sacrificio di Isacco ricominci un altro rito di quel culto sanguinario che chiamiamo guerra».

Foto Ansa

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