“Oltre la tecnofobia”, una guida al progresso del nostro mondo che evita accuratamente sia il cieco cyber-ottimismo che ogni inutile catastrofismo
Riproduzione in 3D dell’endoscheletro del T-800 del film Terminator esposta a un evento sulla tecnologia a Osaka, Giappone, nel 2020 (foto Depositphotos)
Riproduzione in 3D dell’endoscheletro del T-800 del film Terminator esposta a un evento sulla tecnologia a Osaka, Giappone, nel 2020 (foto Depositphotos)
«La scienza non dovrebbe essere prescrittiva, poiché il suo ruolo principale è fare luce sui fenomeni piuttosto che giudicarli», scrivono Vittorio Gallese, Stefano Moriggi e Pier Cesare Rivoltella nel loro Oltre la tecnofobia. Il digitale dalle neuroscienze all’educazione (Raffaello Cortina Editore). Colpisce, in effetti, leggere una simile frase dopo anni in cui la scienza, spesso oleografica, narcisistica, autoreferenziale, è stata decantata al pari di un monolite tribale da adorare in silente contemplazione: e per quanto gli autori la riferiscano, in particolare, all’evoluzione e all’espansione dell’alta tecnologia e ai giudizi sovente banali e stereotipati che su questa si formulano, non c’è dubbio che il principio sia valido per la scienza nel suo complesso.
D’altronde la scienza dovrebbe essere autorevole, non autoritaria: la co...
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