«Oltre 6 mila cristiani rinchiusi nei gulag della Corea del Nord». È il paese che li perseguita di più

Esce il rapporto sulla persecuzione dei cristiani nel mondo di Open Doors. «I dissidenti che portano con sé una Bibbia di solito vengono giustiziati in Corea del Nord».

La Corea del Nord ha stabilito un record, anche se non molto edificante: per l’11esimo anno consecutivo è il paese che perseguita di più i cristiani nel mondo. Secondo il consueto rapporto annuale sulla persecuzione dei cristiani stilato dall’organizzazione internazionale Open Doors, il regime comunista di Pyongyang è il più repressivo nei confronti dei cristiani, peggio anche di Arabia Saudita (secondo posto), Afghanistan e Iraq (terzo e quarto).

«MA LA CHIESA CRESCE». Governato da un anno dal giovane dittatore Kim Jong-un, il paese «contrasta con veemenza ogni tipo di religione. I cristiani sono visti come persone ostili, meritevoli di arresto, detenzione, tortura e anche esecuzioni pubbliche». Secondo le stime di Open Doors, «nonostante la pesante repressione, esiste un movimento crescente di chiese sotterranee che conta circa 400 mila cristiani» su una popolazione di 24,5 milioni di abitanti.

«OLTRE 6 MILA NEI LAGER». Riferendosi poi al terribile campo di concentramento per prigionieri politici di Yodok, il rapporto ricorda che «in Corea del Nord c’è un sistema di campi di lavoro, compreso il famigerato campo n. 15, dove si trovano almeno 6 mila cristiani». Nei diversi gulag dovrebbero essere rinchiuse in tutto almeno 200 mila persone. Secondo il responsabile della strategia di Open Doors, Ron Boyd-MacMillan, «la situazione non migliora. L’intensa persecuzione sta andando avanti anche sotto il nuovo leader Kim Jong-un. Secondo una fonte di Daily Nk, organo di informazione composto da dissidenti del Nord, «le autorità nordcoreane dividono i dissidenti in diverse categorie a seconda della ragione per cui cercano di scappare. Quelli che portano con sé una Bibbia o hanno stretto contatti con cristiani cinesi vengono di solito giustiziati».