Olivero (Acli): «A Todi non guardateci con gli occhi del passato»

Il Forum delle associazioni cattoliche ha organizzato un seminario a porte chiuse alla presenza del cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Cei, a Todi il 17 ottobre. Il presidente delle Acli, Andrea Olivero, spiega a Tempi.it che non c’è la volontà di far cadere il governo e che vederli come nuovi democristiani significa usare lo sguardo del passato

È in nome della “buona politica” che il Forum delle associazioni cattoliche (Acli, Cisl, Cdo, Confartigianato, Coldiretti, Confcooperative, Mcl) ha organizzato un seminario a porte chiuse alla presenza del cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Cei. Le tre sessioni (valori, economia, e politica) si svolgeranno a Todi il 17 ottobre: oltre al fior fiore dell’intellettualità cattolica saranno presenti sociologi, economisti e banchieri. Il presidente delle Acli, Andrea Olivero, mette a fuoco i due obiettivi principali dell’incontro: «Ritrovare un po’di unità e mettere in atto una proposta concreta: dare forza a un’economia che è ferma».

Olivero è anche portavoce del Forum del Terzo settore e come molti ha espresso un giudizio negativo sulla manovra finanziaria: sia per i suoi contenuti, sia per le modalità con cui è stata concepita. Todi è un’occasione per tornare a far sentire la propria voce? «Certamente sì, anche perché gran parte della rappresentanza sociale è stata esclusa dal processo d’ascolto. Non è corretto nel metodo, ed è negativo nella sostanza, perché impedisce di raccogliere spunti molto concreti. Il governo ha dimostrato un’eccessiva debolezza nei confronti dei soggetti che hanno creato lobby, e questo ha comportato tagli là dove si poteva tagliare, non dove si doveva. Con forti ricadute sui servizi e sulla spesa sociale».

Qual è quindi il contributo che le associazioni cattoliche vogliono dare? «Valorizzare i soggetti che hanno voglia di investire e che credono ancora in un modello di economia basato sulla responsabilità». In questi mesi le organizzazioni hanno portato avanti una riflessione su un passaggio culturale importante, quello dell’unità del mondo del lavoro, «che supera abbondantemente l’idea di un’unità sindacale». In concreto? Significa «unire le responsabilità degli imprenditori e quella dei lavoratori, puntando a un modello partecipativo di gestione condivisa. Significa andare oltre lo scontro sociale, e oltre una logica puramente padronale». La parola d’ordine è cooperazione: «Portiamo come esperienza quella delle nostre organizzazioni, che pur nelle profonde diversità sono state e sono un baluardo di quell’economia civile che secondo noi è la chiave per uscire dalla crisi». La stampa si sta occupando di Todi dandone un’immagine molto netta: un manipolo di democristiani intenzionati a far cadere il governo. Impressione erronea?«Siamo consapevoli della gravità del momento, che comporta un’assunzione ulteriore di responsabilità .Chi vuole guardarci con gli occhi del passato, sbaglia, e sottovaluta anche quanta ricchezza esiste nel nostro mondo, e quanta disponibilità ci sia a mettere a disposizione di tutti, non solo dei cattolici, un progetto comune».

Certamente ha destato parecchio clamore la presenza dell’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Corrado Passera, anche perché si mormora che proprio a lui (piuttosto che ad Alessandro Profumo e a Luca Cordero di Montezemolo) guardino con interesse i cattolici che vogliono fare politica. Si mira a un nuovo ministro dell’Economia? «Una parte del Paese si rende conto che una fase si è conclusa, ma che quella nuova non è ancora determinata. Il nostro obiettivo non è andare a selezionare un interlocutore, per lo meno in questa fase. Le proposte ci sono, e ci relazioneremo con chi sarà disposto ad accoglierle. Certamente contribuiremo in maniera fattiva: Todi vuole essere un primo passo verso un progetto futuro, da un punto di vista programmatico, della vita del paese. E dobbiamo iniziare ad interrogarci sulle forme da dare a questo impegno».