L’Olanda taglia il welfare state. Forte: «Dovranno imparare il risparmio, ma senza casa di proprietà è difficile»

Il modello economico lodato per anni dalla sinistra bocconiana italiana giunge al capolinea. Intervista a Francesco Forte: «Il re è preoccupato dall’indebitamento delle famiglie»

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In Olanda va in scena il fallimento del welfare state. Il sovrano dei Paesi Bassi, il re Guglielmo Alessandro, ha annunciato che verrà abbandonato e per Francesco Forte questo è il preludio al ritorno dell’economia sociale di mercato. Con un problema però: gli olandesi, che non hanno la casa di proprietà e provengono da anni di assistenzialismo pubblico, hanno dimenticato come si fa a risparmiare. Ora che dovranno pensare da soli alle loro pensioni, dichiara a tempi.it, potrebbe non essere così semplice ricominciare a farlo.

Professore, che cosa succede se l’Olanda abbandona il welfare state?
È presto per dirlo: che cosa il governo olandese abbia intenzione di fare è ancora piuttosto nebuloso. Ad ogni modo, la linea che sembra voler seguire l’esecutivo è quella tipica di un’economia sociale di mercato, dove non si risolve il problema della previdenza ricorrendo alle pensioni pubbliche, così pure come non si risolve quello della disoccupazione tramite interventi statali prolungati, come la cassa integrazione.

Di che modello si tratta?
Un modello dove la collettività non addossa allo Stato la responsabilità diretta di dover gestire tutte quelle cose che invece potrebbe fare da sé, ricorrendo, laddove sia possibile, all’economia di mercato, ai singoli e ai gruppi e, se necessario, a quello che noi chiamiamo “terzo settore”, inteso però non solamente nel senso stretto di “non profit”. L’economia sociale di mercato, del resto, ha una lunga tradizione ormai quasi centenaria tra i popoli europei, compreso quello italiano, dove però è da troppo tempo ignorata, quando non addirittura avversata. Da noi, infatti, le sinistre, comprese quelle bocconiane, ci hanno a lungo tediato tessendo le lodi dei modelli scandinavi e olandese, senza però saper cogliere i segnali di crisi che già allora iniziavano a incrinarne le basi. E così si è oberato di costi lo Stato.

Uno dei ritornelli di chi sostiene queste posizioni è che la casa di proprietà è un’anomalia italiana da superare.
Penso che una delle ragioni per cui il welfare state olandese abbia raggiunto il capolinea sia costituita proprio dal fatto che in quegli Stati la proprietà della casa non è cosa né diffusa né tanto meno auspicata. Non è un caso che a preoccupare il re e il governo sia soprattutto l’elevato livello di indebitamento raggiunto dalle famiglie, di cui ora vorrebbero ricostituire i risparmi. Senza la casa, però, lo Stato del benessere si sfalda. Lo aveva già previsto Luigi Einaudi quando ricordava che ciascuno è signore in casa propria. Mentre in Olanda si è visto quali conseguenze comporta il fatto di avere un solo padrone: lo Stato. Senza l’abitazione di proprietà è più difficile imparare cos’è il risparmio e quindi la capacità di autogestirsi.

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