Ognuno va per la sua strada: l’Iran verso l’atomica, il mondo verso le sanzioni

L’Iran e il gruppo del 5+1 non hanno trovato nessun accordo a Baghdad sul nucleare. Ci riproveranno il mese prossimo a Mosca mentre le sanzioni e l’atomica si avvicinano.

Un nulla di fatto e un arrivederci al mese prossimo, il 18 e 19 giugno, a Mosca. Così si è conclusa la due giorni di Baghdad dove Iran e il 5+1 (Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Cina, Russia più Germania) hanno cercato un accordo sullo sviluppo del nucleare iraniano. Teheran afferma di arricchire l’uranio per scopi civili e medici, il resto del mondo ritiene che voglia fabbricare la bomba atomica. L’incontro di Baghdad rappresenta il secondo tentativo quest’anno di trovare un accordo, dopo il primo del mese scorso a Istanbul.

Sia il responsabile della politica estera dell’Unione Europea, Catherine Ashton, che il rappresentante dell’Iran ai colloqui Saeed Jalili hanno dichiarato che il clima è stato «molto positivo» e che c’è la volontà da entrambe le parti di raggiungere un accordo. Il 5+1, infatti, vuole evitare che la situazione resti sospesa e che Israele la risolva per conto suo attaccando la Repubblica islamica. Dall’altra parte Teheran è preoccupata per le sanzioni economiche che limitano le sue esportazioni petrolifere e che a luglio danneggeranno seriamente un’economia che è già al collasso.

L’Iran ha quasi raggiunto l’arricchimento dell’uranio al 20 per cento, la soglia chiave per poi poterlo portare fino al 90 per cento e così produrre l’atomica. Il 5+1 ha chiesto a Teheran di interrompere l’arricchimento e di portare all’estero in un paese terzo tutto il materiale fissile già arricchito fino al 20 per cento. In cambio, le potenze mondiali forniranno combustibile per i reattori “pacifici”. Teheran ha invece proposto un piano molto articolato e complesso, che esperti ritengono volutamente vago e nebuloso, che prevede prima di qualunque mossa da parte dell’Iran il blocco delle sanzioni.

Nessuno ha ceduto alle richieste (impossibili da ricevere) dell’altro e così si è arrivati a un nulla di fatto, come già prevedeva l’ambasciatore israeliano in Italia Naor Gilon, come riportato da tempi.it: «Si tratta dell’ennesima trattativa, ognuna delle quali, purtroppo, senza alcun risultato concreto. L’Iran ha sempre usato in maniera sofisticata le trattative per guadagnare tempo prezioso e portare avanti il suo programma nucleare ad un costo diplomatico minimo. Ci sono voluti ben dieci anni per approvare delle reali sanzioni. Anni “costati cari”, poiché hanno consentito a Teheran di essere a un anno dalla bomba atomica».