Of Monsters and Men e Sigur Ros. La musica islandese sconfina in tutto il mondo

I due gruppi raggiungono l’Italia soltanto di recente, rispettivamente con “My head is an Animal” e “Valtari”. E i giovani, stavolta, si dimostrano più bravi dei vecchi.

Non soltanto di Bjork vive la musica d’Islanda. Certamente, la famosissima cantante è stata la prima ad attirare l’attenzione dei media verso la sperduta isoletta europea. Non di meno, il suo seguito ha rivelato potenzialità enormi, a partire dall’italo-islandese Emiliana Torrini, giù giù sino ai più recenti Of Monsters and Men, vera rivelazione rock dell’estate 2012. My Head is an Animal, il primo album del sestetto isolano (che vanta, tra gli strumenti, pure una tromba e una fisarmonica), ha raggiunto soltanto in primavera il continente. E in silenzio: l’Islanda conobbe il giovane gruppo – la front-woman, Nanna Bryndis Hilmarsdòttir, ha solo ventitré anni – già nel settembre 2011, a due anni dalla formazione della band nella fredda Reykjavìk, quando ancora si chiamavano Songbird e giravano per la capitale improvvisando canti popolari.

Adesso il loro singolo, Little Talks, li ha lanciati persino nello Stivale, raggiungendo l’ottava posizione in classifica e mostrando, come già fece Bjork, che l’Islanda non dev’essere ricordata solo per i geyser. E per chi pensa che il loro successo sia estemporaneo, casuale e che dall’isola dei ghiacciai non possa, generalmente, venir nulla di buono, dovrà arrendersi all’ennesima coincidenza. Il 28 maggio è uscito in Italia Valtari, l’ultimo album dei Sigur Ros. Per chi non avesse in mente la storia del quartetto di Jonsi Birgisson, ricordiamo qualche dato: si formano nel 1994, pubblicano Von nel 1997, e da lì in poi è un’ascesa. Il terzo album, Agaetis Byrjun, contiene tre pezzi che faranno parte della colonna sonora di Vanilla Sky di Cameron Crowe, con Penelope Cruz, Cameron Diaz e Tom Cruise.

Intermezzi di valore, come gli album () e Takk…, hanno consacrato i giovani islandesi a fama mondiale, con tour che raggiungevano Hong Kong e gli States. Era perciò più che giusta l’attesa dei tantissimi fan per l’uscita di Valtari, tanto più che il gruppo era fermo da tre anni, nei quali il front-man Jonsi ha avanzato alcuni progetti da solista dagli alterni risultati. Ma ecco l’album, e l’impressione non è positiva. Sembra, infatti, che i Sigur Ros si siano arrestati sui propri cliché, con ritmi lenti, cadenzati, falsetti angelici, zone cupe, tonalità new age. Gli esperimenti di Jonsi, come Go Do del 2010, lasciavano spazio a dimensioni pop con maggiore incidenza delle percussioni. Valtari, invece, è l’album che tutti si aspettano: senza novità, senza sostanza, canzoni buone per addormentare i poppanti. Con l’unica eccezione di Varùt. Insomma, dalla tradizione dei Sigur Ros e la giovanile freschezza degli Of Monsters and Men, quest’anno meglio scegliere i secondi. Perché, almeno in Islanda, le baronie non durano.