Le nuove linee guida dell’Oms per l’educazione sessuale impongono il genere e dimenticano una cosa: la fertilità

Nei 24 punti dell’Onu c’è di tutto, dall’aborto al “diritto ai preservativi”. Su Time la femminista e lesbica di sinistra Camille Paglia va ancora controcorrente: «Via il gender dalle scuole»

Si chiamano “Ensuring human rights in the provision of contraceptive information and service” le nuove linee guida che l’Oms ha diffuso per assicurare «un migliore accesso alle informazioni e ai servizi in materia di contraccezione». Spiega oggi Il Foglio che l’obbiettivo dell’agenzia dell’Onu è quello di rendere obbligatorie nelle scuole del mondo questi 24 punti, che inseriscono tra i diritti fondamentali quello «alla contraccezione», oltre a invitare le scuole a far partire corsi di educazione sessuale già a 12 anni. A casa i genitori non sono adatti a compiere questo compito, si legge nel testo dell’Oms, per questo tale carenza deve essere colmata dalle scuole. Il documento invita a liberalizzare l’aborto e segue le orme lasciate da un precedente testo Onu, gli “Standard per l’educazione sessuale”, che spinge a incoraggiare, fin dall’età di 4 anni, i bambini a parlare dei propri problemi sessuali, far conoscere loro che esiste anche l’amore omosessuale e aiutarli a considerare la loro “identità di genere”. Concetto, quest’ultimo, su cui l’intero documento ritorna più e più volte, facendo pressione sugli Stati «perché pongano la prospettiva di “genere” al centro di tutte le politiche, programmi e servizi».

LA FERTILITA’. Insomma, c’è spazio per tutto. Tranne per una cosa, la fertilità. Lo scrive su Time la femminista Camille Paglia, voce ancora una volta fuori dal coro, che commenta così i canoni educativi che le scuole americane stanno seguendo, anche qui votati alla “teoria del gender”. C’è un rifiuto a riconoscere le differenze di genere «che inganna sia i maschi che le femmine. I generi dovrebbero essere separati dall’assistenza sessuale. È assurdo negare la dura realtà che l’uomo ha meno da perdere in rapporti sessuali casuali rispetto alla donna, che rischia la maternità e una cui futura maternità rischia di essere compromessa dalla malattia». A un ragazzo, quindi, vanno insegnate alcune norme etiche e morali di base, come non approfittare di appuntamenti con ragazze ubriache, mentre una giovane deve imparare a distinguere l’accondiscendenza sessuale dalla popolarità. «Ma, soprattutto, alle ragazze servono consigli per fare programmi sulla propria vita. Troppo spesso l’educazione sessuale definisce la maternità come una patologia, per la quale la cura è l’aborto. Le adolescenti femmine devono pensare più a fondo riguardo al loro scopo e desiderio ultimo. Se vogliono sia i figli che una carriera lavorativa, dovrebbero decidere se avere bambini prima o dopo. Ci sono vantaggi, svantaggi e compromessi per ognuna di queste scelte».

PAURA E VERGOGNA. Quanto all’educazione negli Usa, Paglia chiama a rivedere i principi su cui si basa, troppo influenzati dalle propensioni di docenti e volontari che entrano poi in classe. E non basta catalogare come bigotte e conservatrici le critiche di chi vuole riformulare l’approccio al sesso nelle scuole: i liberal, di fronte a chi chiede che l’astinenza sia proposta come come sola educazione sessuale, condannano il tutto come «imposizione di “paura e vergogna” sui giovani. Ma forse potrebbe essere utile una paura e una vergogna che abbia un po’ più di istinto di conservazione in un ambiente come quello di oggi, edonistico e “media-saturated”». La ribellione al culto della verginità ha lasciato il caos. «I giovani sono oggi bombardati prematuramente con immagini e messaggi sessuali. Le ragazze, di routine vestite in modo seduttivo, sono mal preparate a negoziare l’attenzione sessuale che catalizzano». Per questo bisogna ripensare all’educazione nelle scuole, scomponendola in più figure professionali.

CONDOM E GAY. In primis qualcuno che dia ai ragazzi un approccio biologico ad ogni aspetto della sessualità, e non «la viscida chiacchiera per sentirsi bene che ora infesta i libri di educazione sessuale». E poi, va bene insegnare i rischi legati alle malattie del sesso e alla loro trasmissione, «ma la scuola pubblica non è il posto dove distribuire preservativi. La distribuzione del condom deve essere lasciata agli ospedali, alle cliniche e alle agenzie di servizi sociali». E infine, «la scuola pubblica non ha interesse a fare l’elenco delle varietà di gratificazione sessuale, dalla masturbazione al sesso orale o anale». L’omosessualità, da questo punto di vista, è un tema impegnativo: «Le campagne anti-bullismo, per quanto lodevoli, non devono sconfinare in sostegni politici o cause sui diritti dei gay».