“Norma ammazza blog”, Mantellini: «Rischiamo di farci ridere dietro»

Massimo Mantellini, blogger ed esperto di nuove tecnologie, parla del Ddl intercettazioni e soprattutto della norma ammazza blog, per la quale Wikipedia minaccia di chiudere: «La posta in gioco è una continua incertezza normativa che, come è accaduto in passato sulla definizione di prodotto editoriale, rischia di creare danni e curiose interpretazioni da parte dei giudici»

Gli emendamenti al Ddl intercettazioni presentati alla Camera sono oltre 440, e la maggior parte provengono dal Pd. Il fronte del Pdl da un lato invita a una stretta ulteriore sulla pubblicazione delle conversazioni telefoniche, dall’altro propone una modifica della “norma ammazza blog” in senso più morbido. La prima firma della correzione è quella di Roberto Cassinelli: l’obbligo di rettifica entro 48 ore resta solo per le testate on line. Per gli altri siti informatici, recita il testo, “il termine è di dieci giorni e decorre dal momento in cui vi è, per il soggetto che ha pubblicato il contenuto, il quale agisce anche in forma anonima, conoscibilità della richiesta di rettifica, che non è valida se inoltrata con mezzi per cui non sia possibile verificarne l’effettiva ricezione da parte del destinatario. Non possono essere oggetto di richiesta di rettifica quei contenuti che, per la loro natura, sono destinati ad un limitato numero di utenti, oppure che si qualificano in concreto quali commenti, corredi o accessori di un terzo contenuto principale”.

 La mancata rettifica, stabilisce l’emendamento Cassinelli, “per i contenuti diffusi sulla rete internet, purché non siano gestiti dalla redazione di una testata registrata presso la cancelleria del tribunale e purché la gestione del sito internet non costituisca attività imprenditoriale per il suo gestore o editore, la sanzione amministrativa va da euro 250 a euro 2.500. La sanzione va da euro 100 a euro 500 quando, se non si tratta di sito internet gestito dalla redazione di una testata registrata presso la cancelleria del tribunale ai sensi dell’articolo 5, è indicato un valido indirizzo di posta elettronica certificata a cui trasmettere comunicazioni e richieste di rettifica”. Per capirne di più abbiamo chiesto un parere “dall’interno” a Massimo Mantellini, blogger ed esperto di nuove tecnologie.


Siamo di fronte a uno dei Ddl più controversi degli ultimi anni. Per quanto riguarda il comma 29 dell’art. 1, sono numerose le levate di scudo anche all’interno del Pdl, Giorgia Meloni in primis. L’impressione è che l’emendamento punti più che altro ad aprire un dibattito sulla questione. Vero o falso?
Non credo che la parte internet (il famoso comma 29) del Ddl sia differente dal modo usuale di legiferare per la rete in Italia da 15 anni a questa parte. Il risultato è un mix di incompetenza e ambiguità che sovente apre grandi buchi interpretativi e crea grandi incertezze.

Per via dell’obbligo di rettifica ha minacciato la chiusura anche Wikipedia, simbolo del web libero, indipendente e auto-regolato. Simbolicamente e concretamente, che cosa implica? Perché la sera prima che l’emendamento affronti il comitato dei nove? E come va letto questo gesto?
Quella di Wikipedia è certamente una scelta “politica” che fa leva su due aspetti: il primo è che una simile norma sarebbe inapplicabile in una enciclopedia distribuita, il secondo è la certezza che, a dispetto dei santi, oggi Wikipedia è un punto di snodo fondamentale della cultura del paese e come tale la sua presa di distanza ha un valore molto importante.

Introduzione dell’obbligo di rettifica entro 48 ore dalla richiesta solo per i siti internet di giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, registrato a norma della legge sulla stampa, non per i blog amatoriali. È la correzione proposta da Roberto Cassinelli: cosa ne pensa? 
A me risultava che Cassinelli avesse semplicemente proposto un allungamento dei tempi per la rettifica, il che mi pare insufficiente, ma se ora la sua posizione è questa la condivido in toto.

Come e quanto cambierebbe il mondo del web italiano alla luce di queste modifiche? Qual è la posta in gioco? 
La posta in gioco è una continua incertezza normativa che, come è accaduto in passato sulla definizione di prodotto editoriale, rischia di creare danni e curiose interpretazioni da parte dei giudici e di farci ridere dietro nel resto del mondo. Inoltre simili tendenze normative spostano l’onere ogni volta verso la rete accreditandone una visione distorta e buia che riflette esattamente il punto di vista di molti dei nostri politici al riguardo. È una sorta di iper-regolamentazione da ignoranza dei temi in discussione che finirà solo quando cambierà la classe politica.

AGGIORNAMENTO (16.08): Il testo di Roberto Cassinelli, che distingue le testate giornalistiche online dai siti amatoriali, è stato approvato all’unanimità. Avranno obbligo di rettificare entro 48 ore solo le testate on-line che risultano registrate.