La Nord Corea non si suiciderà con la guerra. «Kim Jong-un è un dittatore ma non è ideologico»

L’esperto con contatti in terra nordcoreana Christopher Green spiega perché Pyongyang non attaccherà per primo.

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Il regime comunista della Corea del Nord continua a fare minacce e a spaventare il mondo, forte del suo arsenale che comprende anche testate nucleari. Ma il dittatore Kim Jong-un ha davvero intenzione di attaccare la Corea del Sud o gli Stati Uniti? «No» risponde Christopher Green, analista di DailyNK, organo di informazione del Sud composto da rifugiati nordcoreani. «Potrà sembrare strano, ma Kim Jong-un non è ideologico. Lui pensa prima di tutto alla sua stessa sopravvivenza e a quella del suo regime. Un attacco sarebbe un suicidio».

Lunedì scorso la Corea del Nord ha portato via dal Complesso industriale di Kaesong condiviso con la Corea del Sud i suoi 53 mila operai, bloccando i lavori. Che cosa ha in mente il regime?
Bloccare Kaesong è solo un altro modo di alzare la tensione. Come ci ha rivelato una fonte interna alla Corea del Nord, agli operai nordcoreani è stato detto di prendersi qualche giorno di riposo in vista di nuovi lavori, non che Kaesong chiuderà. Bloccare Kaesong è però una mossa che ha delle ripercussioni, danneggiando 120 industriali sudcoreani. Il blocco probabilmente durerà fino al 15 aprile, anniversario della nascita del “Leader eterno” Kim Il-sung.

La Corea del Nord ha anche avvertito gli stranieri che si trovano nel Sud di andarsene in vista della guerra. Minacce fondate o sono solo parole?
È un altro modo per alzare la tensione nella società sudcoreana. Alcuni stranieri, come ad esempio gli insegnanti di inglese, potrebbero essere persuasi ad andarsene per paura di una guerra, e anche se Seul non pensa che succederà niente del genere, è sua responsabilità preparare tutto nel caso in cui accada qualcosa. Però, a dire la verità, le ultime persone che Pyongyang attaccherà sono gli stranieri. Infatti, chiedendo agli stranieri di andarsene, la Corea del Nord non ha mai detto che scatenerà una guerra, ha sempre e solo parlato dell’eventualità. Ha sempre usato verbi al condizionale e non a caso

Quindi non crede che Kim Jong-un si stia davvero preparando alla guerra?
No, Kim Jong-un non dichiarerà guerra. Come ho già detto, le sue minacce sono sempre al condizionale. Se la Corea del Sud o gli Stati Uniti colpiranno per primi, allora risponderà. Ma solo in questo caso. Pyongyang può minacciare con relativa tranquillità perché tanto sa che né Washington né Seul li attaccheranno mai, non volendo un conflitto. Può sembrare strano, ma Jong-un non è ideologico: la prima cosa a cui pensa è alla sua stessa sopravvivenza e a quella del suo regime comunista. Un attacco sarebbe un suicidio.

Voi avete contatti in Corea del Nord. Come stanno reagendo i cittadini a questa ondata di minacce?
I nordcoreani sono proprio come i sudcoreani: sono troppo impegnati a vivere le loro vite per preoccuparsi di “politica”. L’unica differenza è che i nordcoreani sono costantemente colpiti e danneggiati dal loro proprio governo e sono stufi.

I sudcoreani non sono spaventati dalle minacce del Nord. Tokyo invece ha reagito denotando un’ansia molto maggiore. Come mai?
È la classica reazione del Giappone. Da una parte è giustificata dal fatto che la Corea del Nord continua a dire che odia il Giappone. Dall’altra, però, il problema è geografico. Pyongyang potrebbe fare altri test missilistici, invece che una guerra. E quando ci sono i test, i missili sorvolano il territorio giapponese per finire in mare, non quello sudcoreano. Quindi Tokyo deve sempre stare attenta, anche se le possibilità che succeda qualcosa sono minime.

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