Non rianimatelo, è Down

L’ospedale aveva deciso di non rianimare Andrew Waters senza dirlo alla famiglia nel 2011. L’uomo è morto in altre circostanze a maggio

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In caso di crisi cardiorespiratorie, i medici inglesi del Queen Elizabeth the Queen Mother Hospital di Margate, Kent, avevano deciso di non rianimare il 49enne Andrew Waters perché «ha la sindrome di Down, non è in grado di deglutire, è allettato e ha difficoltà cognitive». Per questa decisione, presa nel 2011 senza comunicarlo alla famiglia, si sono finalmente scusati dopo che i parenti di Waters hanno fatto causa all’ospedale.

«CI SCUSIAMO SENZA RISERVE». Le scuse da parte dei medici sono arrivate tardi, visto che l’uomo è morto per altre circostanze a maggio di quest’anno. In un comunicato l’ospedale ha scritto: «Ci scusiamo senza riserve per non aver fatto il nostro dovere nei confronti del paziente e per i problemi causati. Prenderemo delle misure per far sì che niente del genere avvenga di nuovo».

IL CASO. Waters è stato portato in ospedale due volte nel 2011 per problemi legati all’insorgere della demenza. I parenti e i medici che si prendevano cura dell’uomo affetto da sindrome di Down si sono accorti solo quando è stato dimesso per la seconda volta che per Waters era stato previsto il regime di Dnr (Da non resuscitare). Poiché i medici hanno difeso il loro comportamento e la loro decisione di non avvertire la famiglia, i parenti di Waters hanno deciso di far causa all’ospedale.

COS’È IL DNR. Il Dnr è una procedura usata in tutti gli ospedali inglesi e sempre più discussa all’interno della società: prevede che un paziente non venga rianimato nel caso in cui subisca un arresto cardiaco o respiratorio. Le linee guida del ministero non determinano in modo chiaro se i medici siano obbligati a consultare il paziente prima di prendere una simile decisione, indicano solo che è «preferibile».

«STESSO DIRITTO DI VIVERE». Il fratello dell’uomo, Michael, ha dichiarato alla Bbc: «È inaccettabile che abbiano preso una simile decisione senza avvisarci». In questo caso, però, a fare arrabbiare i parenti di Waters è stata soprattutto la motivazione per cui l’uomo non andava rianimato: “affetto da sindrome di Down”. «Nessuno ha il diritto di prendere una simile decisione per queste motivazioni», ha aggiunto il fratello, «le persone affette da sindrome di Down hanno lo stesso diritto di vivere degli altri, come me o te».
Michael ha anche specificato di aver fatto causa all’ospedale non per soldi, «ma solo per ottenere le scuse». E «c’è voluto davvero molto tempo perché l’ospedale ammettesse i suoi errori». Solo dopo quattro anni, infatti, i medici hanno riconosciuto di aver «violato i diritti umani» del paziente.

IL NUOVO REGOLAMENTO. La famiglia di Waters si è affidata a Merry Varney, l’avvocato che si è occupata del caso simile di Janet Tracey, al termine del quale nel 2014 i giudici hanno obbligato la British Medical Association a cambiare le linee guida: ora i dottori inglesi dovranno obbligatoriamente informare pazienti e famiglie dell’eventuale decisione di porli in regime di Dnr e richiedere il loro consenso.

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