Lettere al direttore
“Non ho letto l’articolo di Tempi, ma lo critico”. Complimenti
Ho letto la presentazione pubblica dell’intervista di Mattia Ferraresi a Luke Burgis, anticipata sul vostro sito in vista del numero di giugno 2026. Non essendo abbonato non ho potuto leggere il testo integrale, ma quanto anticipato è sufficiente per fermarsi su un punto che mi pare difficile da ignorare: i due pesi e le due misure.
Tempi dedica un titolo accusatorio ad Anthropic — «Guardatevi dal fervore morale» — con un’intestazione che evoca quasi un pericolo imminente per la civiltà cristiana. Luke Burgis, che si è rifiutato di partecipare al tavolo, viene presentato come testimone attendibile. Ma un conto è rifiutarsi di sedersi; un altro è avere ragione per questo. Chi non si siede al tavolo e poi critica chi ci prova fa la parte più comoda.
Nello stesso periodo, Tempi ha dedicato a Palantir e al suo Ceo Alex Karp non un’inchiesta, non un’intervista critica, ma uno spazio in una rassegna ragionata — insieme ad altre notizie. Eppure Palantir è l’azienda che sorveglia mezzo mondo, che ha contratti con la Cia, con eserciti di ogni latitudine, con la Nato. È l’azienda il cui manifesto in 22 punti liquida i «dibattiti teatrali sull’etica militare» come un ostacolo, propugna armi autonome basate sull’intelligenza artificiale, e dichiara apertamente di voler dare «un vantaggio sleale» al governo americano. Karp ha detto pubblicamente, ridendo, che Palantir contribuisce a uccidere palestinesi — «quasi tutti terroristi, però». Questo non merita una copertina?
La risposta, temo, è politico-culturale più che etica. Palantir cita C.S. Lewis e sant’Agostino nelle lettere agli investitori. Karp parla di civiltà occidentale, di Occidente superiore, di minaccia cinese. È un linguaggio che in certi ambienti cattolici conservatori risuona familiare. Anthropic invece ha un fondatore di famiglia iraniana, parla di sicurezza AI, di valori inclusivi. Profilo meno confortante per quella sensibilità.
Ha ragione Burgis — e ha ragione Tempi — quando segnala il rischio che il linguaggio valoriale diventi verniciatura ideologica su un progetto di potere. È un rischio reale, antico, e non riguarda solo la Silicon Valley. Riguarda chiunque — incluse le riviste cattoliche — pretenda di avere il monopolio dell’etica.
Ma il problema degli «inferni delle buone intenzioni» non giustifica il rifiuto di parlare di etica. C’è una differenza abissale tra chi vuole rifondare l’umanità su basi ideologiche — il nazismo, il comunismo, il «fine della storia» liberale — e chi cerca semplicemente di fare qualcosa di buono nel perimetro che gli è dato. Confondere i due è un errore intellettuale. A volte, temo, in malafede.
Anthropic ha scelto, a costo reale, di non mettere la propria intelligenza artificiale al servizio di scopi bellici. Non è una prova di santità. Ma quanti altri avrebbero resistito a quella pressione? La perfezione non è il metro: se solo chi è perfetto può parlare di bene e di male, allora soltanto Gesù Cristo avrebbe diritto di parola.
Sul fatto che il mondo stia attraversando un momento di profonda crisi — spirituale prima ancora che politica — siamo d’accordo. Ma proprio per questo mi aspetterei da Tempi una critica più coerente, meno selettiva, e soprattutto meno dipendente dalle simpatie culturali del momento.
Con stima e franchezza,
Leone Minuscoli Clusone (Bergamo)
Quindi, lei non ha letto l’articolo, ma ci fa lo stesso la predica. Non sa cosa c’è scritto, ma ci rimprovera “due pesi e due misure”. Incolpa Luke Burgis di “non essersi seduto al tavolo ma di criticarlo”, che è un po’ la stessa cosa che fa chi non legge gli articoli, ma presume di sapere cosa ci sia scritto (una “parte comoda”, non trova?). Ci accusa obliquamente di «errori intellettuali», «malafede», «presunzione sul monopolio dell’etica», e però non saprebbe ripetere nemmeno una delle parole contenute nell’intervista. Si aspetta da Tempi una «critica più coerente, meno selettiva, e soprattutto meno dipendente dalle simpatie culturali del momento», ma ci ha mandato un’articolessa senza sapere nulla di cosa abbia detto il nostro intervistato. Nel suo schemino pregiudiziale, Tempi preferirebbe i “cattivi” di Palantir ai “buoni” di Anthropic – una sciocchezza talmente ridicola che mi vergogno persino a commentarla. Quindi, come posso ribatterle nel merito se lei non sa nemmeno di cosa stiamo parlando? Cosa vuole che le risponda? Complimenti.
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