Intervista a Luke Burgis, lo scrittore che si è rifiutato di unirsi al pool cristiano incaricato di “dare un’anima” all’intelligenza artificiale di Amodei. «Dietro c’è la solita ideologia di Big Tech. Ma più pericolosa perché mescolata alla religione»
Anticipiamo di seguito l’intervista di Mattia Ferraresi a Luke Burgis contenuta nel numero di Tempi di giugno 2026. L’accesso agli articoli del mensile è riservato agli abbonati con formula full o digitale: abbonati per non perderli.
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«Spero di essere morto prima di allora» è la battuta apocrifa attribuita a Winston Churchill quando, nel 1949, il rettore del Massachusetts Institute of Technology introdusse il discorso del grande statista illustrando con toni trionfanti il futuro di prosperità e benessere che il sapere tecnico-scientifico avrebbe garantito, ora che era saldamente nelle mani dei buoni. Si schiudeva davanti all’Occidente reduce dall’orrore totalitario nazista, e alle prese con quello sovietico, un avvenire radioso eppure meccanizzato e deterministico, dove, sotto la guida degli scienziati, le democrazie liberali avrebbero pianificato razionalmente la felicità umana. Era un inferno delle buone intenzioni nel quale il realista Churchill non avrebbe voluto vivere –...
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