Non farò mai il politico. Io voglio essere come Paolo Di Canio

Ormai l’esportazione dell’allenatore è l’unico aspetto dell’economia che tira

Pongo il veto su me stesso come parlamentare, deputato o senatore che sia, e anche come presidente della Repubblica. La politica com’è intesa oggi non fa per me. Io sugli altri non ho preclusioni, le ho su me stesso, soprattutto dopo aver visto il capo dei senatori Cinque Stelle, Vito Crimi, sputtanato perché ha viaggiato in prima classe. Sono nato povero ma splendido, quindi, se mi eleggessero, non mollerei nulla. Dal ristorante di lusso al treno superveloce, dall’auto blu al tesserino con lo sconto assicurato. E soprattutto non mi ridurrei lo stipendio.

No, questa politica dove uno si deve profondere in mille genuflessioni perché ha viaggiato sul Frecciarossa mi fa più schifo di quella dove tutti facevano manbassa. Ricordo che trentacinque anni fa un deputato mi diede un passaggio sulla sua auto e io rimasi abbagliato dalla tessera autostradale in suo possesso. Ne voglio una anch’io, pensai. Bene, quindi posto il veto su me stesso come politico, mi candido per una panchina all’estero.

Ma ci avete fatto caso? Ormai l’esportazione dell’allenatore è l’unico aspetto dell’economia che tira. L’ultimo è Paolo Di Canio al Sunderland che ha superato il Newcastle. Avete visto come esultava? All’estero piace il tecnico nostrano: è bravo, si veste bene ed esulta come un guappo dopo aver steso il suo rivale. E nessuno ti chiede di ridurti lo stipendio. Faccio questo, non il politico.