Non è vero che il Comitato di bioetica è a favore del suicidio assistito

Assuntina Morresi spiega le sue riserve al documento del Cnb e le manipolazioni dei media. «Suicidio assistito ed eutanasia non sono diverse moralmente». Ora la politica deve darsi una mossa prima che decida la Corte costituzionale

Non c’è una posizione maggioritaria a favore del suicidio assistito nel Comitato nazionale per la bioetica (Cnb), come invece si sta cercando insistentemente di far passare sui media, in modo talmente scorretto che lo stesso Cnb ha dovuto precisare che non c’è prevalenza di un orientamento rispetto a un altro.

Nel Cnb ci siamo divisi, in buona sostanza, a metà, fra posizioni a favore e contrarie al suicidio assistito. Ma la notizia è stata lanciata in modo distorto fin dall’inizio, quasi contestualmente alla pubblicazione del parere: il primo lancio è stato dal sito del Corriere della Sera, che ha addirittura titolato su una presunta posizione prevalente, riportando anche dichiarazioni del presidente Lorenzo D’Avack come se fossero quelle dell’intero Cnb. E la generale lettura distorta è proseguita. Ieri Marco Cappato ha continuato a esprimersi negli stessi termini, e oggi ad esempio il Messaggero ricalca la stessa linea del Corriere, con il titolo ancora più netto, come se niente fosse.

La verità è che la pressione ideologica per introdurre la morte su richiesta nel nostro ordinamento è fortissima. Invece il parere del Cnb dice qualcosa di diverso. Dopo aver illustrato un quadro generale della problematica e di alcuni degli aspetti più ricorrenti nella letteratura di settore, nel tema, le nostre riflessioni sono state raccolte in tre argomentazioni: la prima, sostenuta da 11 componenti nettamente contrari al suicidio assistito, fra cui la sottoscritta; la seconda, a cui hanno aderito in 13, favorevoli anche in condizioni più ampie di quelle individuate dalla Consulta, e la terza, formulata da 2 membri, che ritengono che la priorità sia assicurare a tutti concretamente le cure palliative prima di pensare a un eventuale intervento legislativo in merito, adesso. Ci sono poi tre postille: di Francesco D’Agostino, che spiega il suo voto contrario al parere; la mia, critica verso la legge 219, sulle Disposizioni anticipate di trattamento e che tra l’altro spiega che per la sottoscritta suicidio assistito ed eutanasia non sono diverse moralmente; di Maurizio Mori, su alcuni aspetti dell’obiezione di coscienza.

Nel sito del Cnb si può leggere il documento completo, in tutte le sue articolazioni e sfumature. Va spiegato che i nostri pareri da diversi anni sono “descrittivi”, cioè illustrano le posizioni di tutti, includendo tendenzialmente tutti gli orientamenti espressi, e quindi tutti i componenti votano il parere complessivo, che contiene anche le proprie tesi. Si vota contro solo se non se ne condividono l’impostazione generale e soprattutto le conclusioni (come lo scorso anno è accaduto a me sulla triptorelina, il farmaco che blocca la pubertà usato per gli adolescenti con disforia di genere, contro il cui uso ho votato da sola).

Curioso che la presentazione in maggioranze e minoranza provenga dagli stessi ambienti laici che per anni hanno sostenuto la validità di una impostazione “descrittiva”. Il parere è stato elaborato come contributo del Cnb sul tema, vista la prossima scadenza del 24 settembre, quando, come è noto, la Corte costituzionale si riunirà in plenaria per pronunciarsi sulla possibile depenalizzazione dell’aiuto al suicidio: se il Parlamento non interverrà, i giudici non potranno che confermare quanto già messo nero su bianco nella ordinanza dello scorso ottobre, e cioè che in alcune condizioni l’aiuto al suicidio non può più essere considerato reato in Italia.

Ma finora il Parlamento non sembra dare segni di vita, a parte alcuni singoli politici volenterosi: ad esempio ricordo Pagano e il suo disegno di legge alla Camera, le proposte Quagliariello e Gasparri al Senato, e le importanti dichiarazioni del sottosegretario Giorgetti, che ha espresso la sua posizione a riguardo in due incontri, organizzati nelle scorse settimane da 32 organizzazioni cattoliche e da diversi ex parlamentari da sempre impegnati su questi fronti. Giorgetti si è detto consapevole dell’importanza di un intervento del Parlamento, vista la posta in gioco, ma non ha nascosto le pesanti difficoltà per metterlo in atto, soprattutto per il pochissimo tempo a disposizione. Mesi di tempo sono passati infatti, con la politica e l’opinione pubblica completamente assorbiti dalla lunghissima campagna elettorale, nel corso della quale espressioni come “eutanasia” o “suicidio assistito” non sono state mai pronunciate. E adesso di tempo ce ne è sempre di meno, considerando che in mezzo ci sono pure le ferie di agosto.

L’intervento della Consulta appare quindi sempre più probabile: se così avverrà, qualsiasi composizione parlamentare, presente e futura, non potrà più prescindere da questa pronuncia della Corte, che darà i criteri per legiferare a chi lo farà. Una via d’uscita comoda, in un certo senso, per chi vede le problematiche “eticamente sensibili” come fumo negli occhi, così divisive e complicate da discutere in Parlamento, e forse questo retropensiero spiega tanta riottosità della politica ad intervenire.

Foto Ansa