Intervista al vescovo maronita di Sidone, Maroun Ammar: «Non possiamo abbandonare la nostra terra. Senza la fede, la casa crolla. Padre Al-Rahi è un esempio per tutti i cristiani del mondo»
I cristiani del villaggio di Qlaya, nel sud del Libano, celebrano i funerali di padre Pierre al-Rahi, ucciso dal fuoco dell'artiglieria israeliana il 9 marzo (foto Ansa)
«I bombardamenti sono tutt'attorno a noi, ma noi restiamo qui: non vogliamo abbandonare la nostra terra». Monsignor Maroun Ammar è vescovo dell'eparchia maronita cattolica di Sidone, capoluogo del governatorato del Sud Libano. La città rappresenta una frontiera tra la parte meridionale del paese, da dove centinaia di migliaia di persone scappano a causa della guerra tra Hezbollah e Israele, e quella settentrionale, dove gli sfollati cercano rifugio. Il conflitto, iniziato il 2 marzo dopo che Hezbollah ha ripreso a lanciare missili contro il territorio israeliano, scatenando la feroce risposta di Tel Aviv, compresa l'occupazione di parti del Libano meridionale, ha già causato mille vittime, più di duemila feriti e oltre un milione di sfollati.
I 50 mila cristiani della diocesi di Sidone hanno deciso di restare nonostante i raid e gli ordini di evacuazione da parte di Israele e di aiutare gli sfollati che risalgono da sud il paese. «Ormai gli sfollati, per il 95 per cento musulmani, so...
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